Successi mancati: c’è mancato un pelo…
Postato il 2008 in TopGear

Per vincere bisogna osare. Poi a volte il successo ti premia, altre si perde, può anche capitare - con grande frustrazione - di arrivare in testa a un millimetro dal traguardo ma di non riuscire a superarlo. A questo proposito, l’esempio che ho più chiaro in mente è quello dell’Aprilia Motò 6.5 presentata negli anni ’90: l’ idea ambiziosa era quella di abbandonare la ricerca delle prestazioni assolute e di costruire invece la “moto” per tutti per eccellenza, amichevole e poco impegnativa, un’autentica compagna di vita, ma così affascinante da essere anche un oggetto di ammirazione e contemplazione. Sponsor dell’iniziativa era il patron dell’Aprilia - Ivano Beggio, industriale con luci e ombre ma che di moto e passione della moto la sapeva lunga - alla ricerca di una strada originale per sdoganarsi dagli scooter. Infatti, pur vincendo titoli su titoli nei GP Aprilia faticava a imporsi nelle ruote alte, un po’ per essere l’ultima arrivata in un mercato molto concorrenziale, un po’ per lo svantaggio di non possedere motori propri. Il secondo protagonista dell’impresa era Philippe Stark, designer di gran fama, che fece propria la filosofia alla base del nuovo progetto… e creò un capolavoro. Infatti, sotto l’aspetto stilistico la Motò faceva innamorare: era fluida e morbida di linee, proporzionata, con abbinamenti di colore inusuali quanto riusciti.

Nello stesso tempo era essenziale ma con l’impatto di un prodotto “premium”. Sembrava anche una moto friendly, adatta a tutti. E così in tanti la guardavano, molti entravano dai concessionari, poi salivano in sella … e non la comperavano. Il motivo? Anche da fermo la Motò si dimostrava pesante e poco maneggevole, proprio l’inverso della sua immagine! Questa schizofrenia si confermava su strada, dove era impegnativa, traditrice e brusca nelle reazioni. Il motivo credo fosse da ricercare soprattutto nella scelta del motore, un mono Rotax raffreddato a liquido di 650cc, più ruvido di erogazione che potente, oltre che grosso e pesante. Pare che durante il progetto avessero considerato anche un’alternativa Suzuki di 350-400 cc raffreddata ad aria, molto più leggera e compatta, poi scartata per paura di penalizzare troppo le prestazioni. Forse, invece, gli onesti 34 hp del Suzuki erano la potenza giusta, e un motore più piccolo e semplice avrebbe anche diminuito il peso e abbassato il baricentro, con probabili benefici sulla ciclistica. Insomma, continuo a considerare la Motò 6.5 “la” grande occasione mancata per introdurre una nuova tipologia di moto di cui si sente ancora la mancanza… peccato!

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