22
Feb
2012
Rivoglio il Ciao (elettrico)
di Luigi Bianchi | Postato in Costume
Cerco di unire temi, apparentemente distanti tra loro, di cui si parla molto di questi tempi. Uno è quello della trazione elettrica, di la da venire per le auto fino a quando non si definiranno standard e strutture di ricarica, già attuale per mezzi piccoli, leggeri, senza troppe esigenze di prestazioni e d’autonomia come gli scooter da utilizzare in città .
Per ora il limite alla diffusione di questa alternativa mi sembra più legato ai suoi costi d’acquisto - ancora elevati - che a limiti tecnici che sembrano superabili già con le tecnologie a disposizione oggi. Ma, oltre agli scooter, penso anche alle biciclette elettriche, con o senza pedalata servoassistita, che mi ricordano molto i ciclomotori così come erano concepiti all’origine (non a caso già la denominazione adottata era assolutamente esplicativa della loro natura) visto che erano, appunto, biciclette munite di un motorino ausiliario. Ma, anche quano sono stati progettati e costruiti come mezzi puramente a motore, i ciclomotori hanno spesso mantenuto queste caratteristiche di essenzialità e di leggerezza che li legavano alle loro origini. Esempio classico di questa categoria è stato il Ciao della Piaggio, rimasto in produzione per decenni e un mito per intere generazioni di giovani. E qui arrivo a un secondo tema. A pensarci bene, una moderna bicicletta elettrica ha caratteristiche e prestazioni paragonabili a quelle di un Ciao. In più, fino a quando si rimane nei limiti di legge previsti per questi mezzi, non servono patenti e patentini, targhe e immatricolazioni, assicurazione R/C obbligatoria, casco… Insomma, proprio come si faceva una volta, si paga, si esce dal concessionario e via! Consiglierei comunque l’utilizzo del casco e la stipula di un’assicurazione (forse ne basterebbe una del tipo “Polizza del capofamiglia” che, non esssendo imposte di legge, costa anche poco) ma, in ogni caso, obblighi e burocrazia sarebbero ridotti al minimo. Forse, a queste condizioni, anche ai più giovani tornerebbe la voglia di due ruote che hanno perso a causa di complicazioni burocratiche per loro intollerabili e in virtù di costi non compatibili col loro portafoglio.
In fin dei conti i loro padri e i loro nonni si accontentavano senza troppe frustrazioni del Ciao ma, anche, del Velosolex, del Peugeot Mobilette o di altri modelli simili, sufficienti per muoversi in città e trovarsi con gli amici davanti a un bar o in una piazza.
Insomma, semplici da usare, economici, silenziosi e puliti, questi ciclomotori del terzo millennio potrebbero consentire un ritorno di massa alle due ruote, soprattutto nelle città . Domanda alla Piaggio: ma l’idea di un Ciao elettrico a pedalata assistita, immatricolato come semplice bicicletta, è proprio così balzana? E se Piaggio non prende in considerazione questa domanda, potete sempre tentare voi di darvi o di darmi una risposta! (a proposito, Ducati in collaborazione con Italwin ha appena rimesso a catalogo il suo mitico Cucciolo, e proprio in versione bicicletta elettrica…).
13 Commenti »
Lascia un commento
Devi essere registrato e loggato per aggiungere un commento.

di stebertuc | 22 Febbraio 2012 h. 13:47
Condivido in pieno direttore, ma temo che appena le bici elettriche avranno una certa diffusione, come per magia salterà fuori qualche tassa obbligatoria tipo bollo o targhino, siamo in Italia del resto. Sul casco come darle torto, dovrebbe essere obbligatorio per tutti i ciclisti che circolano su strada. Quando uno di questi si rompe la testa è un costo per la società , essendo anche loro utenti della strada non vedo perchè non debbano rispettare tale obbligo.
di BiagioRS250 | 22 Febbraio 2012 h. 14:19
Essendo il limite di legge 250W per i motori delle bici elettriche, avere le prestazioni di un ciao è impensabile (40 all’ora di velocità massima). Oltre, servono targa R/C e balle varie.
Ma l’idea in fin dei conti non è malvagia
di stefanomecchia | 22 Febbraio 2012 h. 14:46
Per favore non nominiamo le biciclette che è l’unico mezzo che ancora si salva da tasse e balzelli vari. Se cominciamo ad assimilare le bici elettriche ai 50 è la fine.
di aamass | 22 Febbraio 2012 h. 15:12
come detto da alcuni, prima o poi si inventeranno qualche piccola tassa…
ma soprattutto, le bici italwin costano molto, dai 700€ in su rispetto a bici “cinesi” che si portano via anche a meno di 100 €. ma lasciando da parte tutti i luoghi comuni dei prodotti cinesi, potrei fare un paragone con un Ciao usato che si compra con una cifra intorno ai 300€.
fin quando l’equazione sarà : elettrico=costoso tutta la mobilità alternativa stagnerà .
credo che l’unico investimento valido per un imprenditore sia quello di invadere il mercato con prezzi bassi.la bici elettrica te la devono sbattere in faccia a due soldi nei supermercati per far partire un mercato nuovo
…come, in qualche modo, fiat fece 60 anni fa con la 500.prima le auto erano solo per i ricchi, dopo la 500 era quasi per tutti.
di sbronzolo0101 | 22 Febbraio 2012 h. 15:14
dipende fortemente dalla città ..
A Roma, ad esempio, la vedo dura.
Difficile circolare in bici (anche se elettrica) senza essere “arrotati”, soprattutto se si pensa che già i classici 40 Km/h di velocità massima (irraggiungibili da un mezzo del genere) sono fonte di pericolo nel caotico traffico della capitale.
Un mezzo del genere avrebbe senso nei paesini o nelle città dove si può contare su una certa diffusione delle piste ciclabili.
Concordo col fatto che serva il casco (anche sulle bici normali) e aggiungerei che una qualche forma di targa e di assicurazione servono, necessariamente (a meno che, come anticipato, non si abbiano le piste ciclabili), posto che, nel circolare su strada, i danni che si possono causare sono enormi e che dunque una forma di identificazione, quantomeno del proprietario del mezzo, serva (penso dunque anche all’aggiunta di specchietti e frecce).
Sembrerò controcorrente ma, in oltre 200mila km in moto e quasi altrettanti in auto, posso dire che una delle cose che mi fa più paura per strada sono i ciclisti, soprattutto in gruppo. Capisco bene che sia l’unico modo di circolare con la bicicletta (che mi piace pure), ma le nostre strade non sono a misura di questi utenti, come del resto la legislazione.
Alla fine l’idea è buona e favorirebbe una circolazione sostenibile, ma servono ingenti interventi strutturali. Per i 20 km che faccio al giorno tra andata e ritorno una bici servoassistita sarebbe + che sufficiente, ma il solo pensiero di usarla in mezzo al traffico mi mette i brividi.
Lamps
di rozilla | 22 Febbraio 2012 h. 15:49
Sono in Cina. Qui nella città tutti hanno uno scooter/bicicletta eltettrica.. Le prestazioni arrivano ad essere paragonabili coi 50cc in regola (45km/h), autonomia intorno ai 30km, ma in una notte nel box si ricarica, se non avete box ci sono quelli con la batteria che può essere staccata. I prezzi sono contenutissimi, da 1100yuan a 3000yuan circa, vale a dire da circa 150 a 400 euro… con 400euro ti prendi modelli dall’estetica molto piacevole, con freni a disco e sospensioni posteriori regolabili nel precarico. Lo scooter elettrico a basso prezzo, consumi contenuti e prestazioni adatte almeno alle città medie non è quindi futuro, è realta presente, esiste.. ma in Italia non è stato introdotto. Io stesso ho il mio bello scooter giallo canarino, con cui mi sento di nuovo 16enne (tra l’altro qui il casco non è obbligatorio) e francamente mi spiace di non potermene portare uno in Italia.
di galla90 | 22 Febbraio 2012 h. 16:13
Da felice proprietario di un Ciao, non posso che essere d’accordo con la sua idea.
Secondo me, però, solo l’omologazione come ciclomotore può giustificare l’acquisto di un veicolo di questo tipo.
Innanzitutto i dati tecnici: una bicicletta non avrà mai le prestazioni del vecchio Ciao, un Ciao pesa molto di più di una bici (40 kg); inoltre credo che nessuno possa pensare di spendere circa 2000 euro (ipotizzo) per un veicolo di questo tipo.
Finora l’unico veicolo che si avvicina a questa idea è il remake del Velosolex, l’ E-Solex (http://www.e-solex.fr/) : tipo-ciclomotore, tutto elettrico, ma targato. prezzo di oltre 2000 euro.
Secondo voi, chi penserà di spendere 2000 euro per una bici? Tanto vale targarlo…
D’altro canto, però, sono d’accordo con l’idea di non targarlo per avvicinarlo ai giovani: effettivamente credo che un ragazzo pensi <>, quindi se dovesse essere targato, rischierà di piacere molto di più a papà e nonni… [ma credo che il problema giovani-2ruote sia fuori tema...]
In generale, comunque, mi unisco anche io all’appello a Piaggio: Cara Piaggio, per favore, rifai il Ciao!
di guerraq | 22 Febbraio 2012 h. 16:44
Buongiorno Direttore,
Lei cita Italwin che, non a caso, è uno dei leader del settore. Le bici elettriche sono una bella realtà in Trentino e Alto Adige ma nel resto d’Italia sono utilizzate quasi solo dagli “anziani” come aiuto in salita.
La sfida per il futuro è proprio quella che Lei intravede: far si che i giovani (e non solo) utilizzino questi mezzi come alternativa per i brevi e brevissimi spostamente cittadini, per andare a scuola ma anche al lavoro. Il costo attuale non è bassissimo ma nenache inarrivabile (circa 1.000 euro per un mezzo di discreta qualità ) e l’autonomia pressoché infinita: quando finisce la batteria ci sono sempre le gambe ed i polmoni! Tutto sommato permettono di fare anche un po’ di “movimento” e questo permette di risparmiare sulle spese per la palestra :-))))
L’impressione è che, malgrado gli incentivi degli anni passati, credano a questi prodotti solo i piccoli produttori di biciclette mentre i costruttori di moto non li hanno ancora capiti. Anche i concessionari chi sono? I venditori di cicli (spesso venditori solo di bici da corsa o semi professionali) o quelli di moto e ciclomotori, che magari non hanno mai visto un mezzo senza motore a scoppio?
A mio giudizio fino a quando un grande costruttore non ci proverà il mercato rimarrà asfittico, con buona pace dell’ambiente e dei giovani che continueranno a preferire l’auto anche per andare al bar sotto casa.
di iltu | 22 Febbraio 2012 h. 20:26
assolutamente d’accordo con il Direttore!
Senza dimenticare che una soluzione del genere genererebbe una spinta “low cost” a riavvicinare i giovani all’uso delle due ruote con motore. Poi crescendo…
di pico55 | 22 Febbraio 2012 h. 21:13
ma le bici elettriche già esistono.
ne ho due in casa e mi costano 300 euro l’una.
vanno anche troppo bene ma non hanno la velocità del ciao, che per inciso era superiore ai 50 km ora, chi dice 40 non l’ha mai adoperato.
sono più simili ad una bici col mosquito che ad un ciao.
devo dire che con le bici elettriche molti venditori ci sgamano alla grande.
sono tutte fatte in cina, almeno i componenti elettrici e quelli più costosi e poi ci aggiungono del loro.
con questo sistema una cosa che costa 300 euro la paghi 700 ed oltre.
e poi ci lamentiamo che non c’è il boom delle bici elettriche.
di pivaller10 | 22 Febbraio 2012 h. 22:25
buona sera direttore, innanzi tutto complimenti per le Sue notizie al mattino su isoradio, la seguo molto volentieri, è bello svegliarsi e sentire parlare in modo semplice e corretto di moto.
Ma veniamo al commento ,sono stato e ho tutt’ora un ciao e non sarebbe male l’idea di vederne circolare uno elettrico , ma mi sa che siamo ancora distanti …..vedi lobby dei petrolieri che spendono e spandono molti eurini nel pallone.
Si magari tempestiamo di mail il sito della piaggio e vediamo cosa succede.
Alla next bye bye a tutti i motociclisti
Pier
di GGIORGI073 | 23 Febbraio 2012 h. 00:47
Non so se lo sapevate già , ma la Solex è risorta proprio con un motorino elettrico e con due bici “assistite” :
L’azienda reggiana Autosonik sotto la guida di Elio Paterlini riporta in Italia il ciclo motore Solex e diventa concessionaria per il mercato italiano. La riedizione del ciclo motore battezzata E-Solex, nata dalla matita di Pininfarina, ha un design elegante, che attualizza sapientemente le linee classiche dell’originale, e nasconde una tecnologia innovativa: il propulsore, infatti, è elettrico. Con il suo peso di soli 40 kg, il freno a disco, il piccolo computer di bordo, è di estrema facilità d’uso.
L’azienda reggiana lo scorso anno ha festeggiato i quarantacinque anni di attività , in un settore che ha vissuto una rapida evoluzione: ma fin dal 1997 l’azienda ha iniziato ad interessarsi al settore delle “biciclette a pedalata assistita” distribuendo Merida, la prima bicicletta elettrica sul mercato italiano.
di rozilla | 23 Febbraio 2012 h. 13:59
i grandi costruttori gli scooter elettrici decenti li fanno già , la yamaha ce li ha li scooter elettrici.. ma non in Italia. Non chiediamoci quindi quando i grandi faranno scooter elettrici, ma piuttosto perchè non li portano in Italia..