Archivio per il mese Febbraio, 2012

Scandali o tutela dei consumatori?

Mi è arrivata ieri una comunicazione via mail della rivista Altroconsumo, in cui si annuncia la pubblicazione di una loro inchiesta sulla sicurezza dei caschi integrali in vendita in Italia. I risultati in sintesi sono pubblicati sul loro sito, insieme ad una lettera inviata  - tra gli altri - al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Direttore Generale per la Motorizzazione con la richiesta di interventi sino al divieto di vendita di questi prodotti definiti “pericolosi”. Infatti, secondo i test effettuati da Altroconsumo, 6 caschi su 10 non hanno risposto ai criteri di omologazione vigenti e, tra i bocciati, troviamo modelli di alcuni marchi considerati universalmente leader di questo settore. Il problema è che nell’articolo sono elencate le prove a cui sono stati sottoposti i caschi incriminati, ma poi vengono esposte le conclusioni finali senza la descrizione e i risultati dei test specifici a cui ogni casco è stato sottoposto.

Per lunga esperienza (e per essermi già occupato di casi simili) so che i test sui caschi sono estremamente complessi e critici,  perchè basta la minima imperfezione nelle procedure seguite per ottenere responsi del tutto diversi tra loro. Ritengo quindi che prima di pubblicare, come è accaduto, questa denuncia, sarebbe stato indispensabile ripetere i test pubblicamente, alla presenza di esperti indipendenti  ed anche degli esperti delle Case produttrici, per essere assolutamente certi dei risultati ottenuti. Al contrario, la scelta di Altroconsumo di lanciare questa “bomba” (con tanto di lettera/diffida alle autorità competenti, senza che neppure si possa ben verificare come si sono raggiunte queste conclusioni) credo rappresenti solo una forma di scandalismo giornalistico che crea incertezza e confusione, non un elemento di tutela dei consumatori.  La sicurezza è importante, importantissima, nel mondo delle due ruote e, di conseguenza, va trattata con tutta la responsabilità, serietà e consapevolezza necessarie, soprattutto quando si tratta dei caschi che rappresentano il cardine delle nostre protezioni.

Che gli attuali criteri di omologazione e le attuali procedure di controllo relative ai caschi vadano aggiornate e rinforzate sono d’accordo, che si usi invece un tema delicato come quello della sicurezza per ottenere visibilità sui media lo trovo invece del tutto inaccettabile.

Insomma, se Altroconsumo voleva davvero tutelare i consumatori avrebbe dovuto realizzare un’inchiesta sulla validità delle attuali procedure di omologazione, sui criteri delle verifiche “post omologazione”, sui buchi e sulle anomalie che si possono annidare nel sistema attuale.

E mi sarebbe anche piaciuto che fossero verificati certi prodotti a marchio di fantasia che vengono venduti un po’ ovunque a prezzo irrisorio. A lanciare invece fango su produttori che hanno fatto della sicurezza - da sempre - la loro missione, invece proprio non ci sto, come non ci sto a far passare il messaggio del tutto falso che è inutile spendere soldi per caschi di marca che poi funzionano come (o addirittura peggio) di quelli che si trovano per pochi euro nei discount!

 

 

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33 Commenti »

  1. di rozilla | 29 Febbraio 2012 h. 14:29


    francamente non mi piace questo intervento. Possiamo dire male quanto ci pare di altroconsumo, magari fanno anche giornalismo scandalistico per vendere più copie (?).. però rispondere con una levata di scudi a difesa dei produttori mi piace davvero poco, sembra che siano loro e non i consumatori quelli che devono essere difesi da motonline. Dire poi che alcuni marchi abbiano fatto della sicurezza la propria missione è veramente preoccupante. Questi marchi fanno del profitto la propria missione, come tutti, non c’è nulla di male.. ma proprio per questo non vanno creduti sulla fiducia. Il fatto che siano inserzionisti nel giornale due ruote rende purtroppo conprensibile la levata di scudi.. insieme al fatto che certi scoop, nel caso, sarebbe meglio li facesse un giornale per motociclisti, anzichè scrivere il solito “va tutto bene”. Anche il fatto che ci si lamenti che venga fatta una sola promossione/bocciatura mi lascia perplesso, se era un anticipo in anteprima, di un articolo che sarà su altroconsumo direi che è normale.. Mi pare un lamentarsi per partito preso, non creto in funzione dei motociclisti. Anche perchè se non sbaglio anche i test in Gran Bretagna fatti sui caschi hanno fatto cadere tante “eccellenze” a livelli imbarazzanti.. Ribadendo che dove non c’è un dato oggettivo e riscontrabile si paga inanzitutto il nome, che viene fatto a suon di sponsorizzazioni.

  2. di extreme0703 | 29 Febbraio 2012 h. 15:50


    Non si può criticare il fatto che l’inchiesta era direttamente sui caschi e non solo sulle procedure di omologazione,tra l’altro anch’esse criticate, perchè è la loro politica di di testare i prodotti di qualsiasi tipo essi siano.
    Capisco anche che criticare prodotti che fanno pubblicità alla propria rivista è controproducente, però a volte e meglio tacere piuttosto che criticare come scandalistico un servizio fatto per i consumatori e non per i produttori…
    Loro possono permettersi di fare ciò perchè vivono di abbonamenti così da avere le “mani libere”.
    e sia chiaro che non ho alcun interesse a sponsorizzare quella rivista, volutamente non citata!

  3. di yoghi52 | 29 Febbraio 2012 h. 15:59


    Io sono abbonato ad altroconsumo e mi sembra che i loro test siano abbastanza seri. Inoltre bisogna considerare che non fanno denunce “anonime”, ci mettono la faccia il nome ed il cognome. Sono portato a pensare che, prima di fare denunce di questo genere, si premuniscano di avere una documentazione valida da esibire. Non credo che le grosse ditte che vengono giudicate male se ne stiano tanto facilmente. E di test altroconsumo ne fa diversi per ogni numero di rivista che esce. Se sparassero critiche a vuoto non esisterebbero più.

  4. di gekozen | 29 Febbraio 2012 h. 16:08


    Caro Direttore, sinceramente trovo questo Suo intervento un pò sopra le righe, non per i contenuti che si possono condividere anche se non in toto, ma per la “sospetta veemenza” con cui è stato esposto. Quindi o Lei si è arrabbiato sul serio o sotto c’è qualcosa di poco chiaro. Se come credo, siamo tutti d’accordo che la sicurezza è sempre al primo posto, un’inchiesta in merito è sempre la benvenuta. Credo semmai che ci si sarebbe dovuti preoccupare un tantino qualora la risultanza finale dell’analisi fosse stata di promozione a pieni voti per tutti i prodotti testati. Affermare poi di “lanciare fango” sui “produttori di sicurezza per missione” (poverini …), mi sembra una sorta di difesa dell’industria per partito preso. Se qualcuno, in questo caso Altroconsumo, anche se in modo impreciso, può mettere in allarme e stimolare nei consumatori un’attenzione maggiore nei confronti di un acquisto così importante per la propria incolumità, per me è sempre ben accetto. Saluti.

  5. di gluca59 | 29 Febbraio 2012 h. 18:12


    Motociclista da una vita, socio di Altroconsumo da quando, con l’età, ho cominciato ad apprezzare un’informazione “diversa” sulle cose che consumo.
    Mi unisco al coro degli altri: Altroconsumo fa indagini serie, documentate, e ci mette la faccia (cosa che pochi fanno quando si tratta di criticare…).
    Non vive di pubblicità, ma solo dei propri abbonati.
    Già in precedenza Altroconsumo aveva sollevato lo stesso problema, molti caschi non conformi ai test: sulle riviste specializzate (che leggo abitualmente) solo trafiletti, nessuna presa di posizione. Solo Motociclismo (mi sembra di ricordare) fece qualcosa, più sulle modalità con cui vengono effettuati i test, che sulla effettiva affidabilità dei modelli testati. Poi silenzio.
    Da una rivista a favore dei motociclisti mi aspetto una reazione diversa; facciamole noi queste prove, e rendiamo pubblici i risultati!
    PS: in un incidente in moto ho lasciato molto della mia salute, ma la testa, quella il casco me la ha salvata. E continuo a mettercela la testa, ed anche quella di mia figlia…

  6. di Luigi Bianchi | 29 Febbraio 2012 h. 18:25


    Interviene il direttore:
    Cerco di spiegare meglio perché su questo argomento me la prendo così calda, e lasciamo perdere le ipotesi su eventuali collusioni commerciali tra Dueruote e i produttori di caschi. Se questo fosse stato il mio interesse, avrei fatto prima e meglio a ignorare queste notizie, invece di espormi in prima persona…
    Il fatto è che sul tema della sicurezza non transigo e non guardo in faccia a nessuno se qualcuno lo affronta in modo sbagliato, creando confusione e disorientamento negli utenti. Infatti, in questo modo si rischia di rendere nulli anni di sforzi per spiegare l’importanza dell’uso del casco, la necessità di sceglierne con cura uno di qualità, i criteri per indossarlo in modo corretto, le attenzioni da seguire per garantire la sua buona conservazione, i motivi da considerare per decidere che è ora di sostituirlo… Quindi non mi vanno bene promozioni e bocciature basate su dati (e metodologie) parziali oltre che non del tutto chiare e trasparenti. Per fare un esempio, io da quel servizio ho capito che sarebbe inutile spendere soldi per un casco di marca, tanto vale andare in un discount e prendere il più economico! Credo che sia ovvio a tutti quanto sia pericolosa questa conclusione quando, proprio sui caschi, andrebbe spiegato, spinto e rafforzato un discorso di qualità. E la qualità, lo ricordo, è anche l’unica barriera che i nostri produttori possono opporre all’invasione di prodotti far east di basso costo. Certo, sono d’accordo che i produttori (compresi i nostri) vadano controllati, ma questa è cosa ben diversa da condanne senza appello motivate in modo quanto meno dubbio!
    Insomma, non ho proprio nulla contro i colleghi di Altroconsumo, ma ho l’impressione che, in questo caso, abbiano affrontato in modo quanto meno un po’ superficiale un argomento di grande delicatezza e che richiederebbe ben altra attenzione…

  7. di superbabbi | 29 Febbraio 2012 h. 18:47


    Mi scusi direttore ma, da utente e abbonato a Dueruote, le ipotesi di collusioni commerciali devo comunque tenerle (anche se in un piccolo angolo) in considerazione.
    Niente di male, per carità, però mi piacerebbe vedere che anche Dueruote facesse un test sugli stessi caschi, con le procedure che preferisce e i mezzi a disposizione, per poi confutare o confermare i risultati di Altroconsumo.
    Io non voglio prendere per oro colato le prove effettuate da Altroconsumo (come non prendo per oro colato le prove delle moto fatte da qualsiasi rivista del settore…) ma ritengo importante che, per noi consumatori-motociclisti, qualcuno abbia almeno provato a verificare i prodotti che poi andiamo a comprare (e magari pagare profumatamente…) per assecondare la nostra passione.
    Detto ciò, di mio confermo che non ci penso minimamente a comprare un casco in un discount e tanto meno a comprare un casco “far east”. Anche se ho letto la prova di Altroconsumo.
    Mi piace che ci sia informazione su quest’argomento (la sicurezza) e mi piace decidere poi con la mia testa (quella tra l’altro che dovrò infilare nel casco).
    Un saluto

  8. di ricky62 | 29 Febbraio 2012 h. 19:22


    Caro Direttore, sono un motociclista da parecchi lustri, purtroppo, e se devo essere sincero di prove alternative di caschi ne ho viste poche; Altroconsumo è una delle poche riviste che a modo suo, e quindi opinabile, effettua delle prove indipendenti. Nelle scorse prove effettuate da questa rivista le metodologie utilizzate erano ben spiegate, chiaramente nella rivista, non sul sito web e in alcun casi, da persona non specializzata, non le ho trovate così fuorvianti e superficiali. Comunque come dicevo tutto è opinabile e contestabile soprattutto se tocca degli interessi commerciali, ma il punto su cui vorrei porre l’accento è che un servizio del genere e anche altri (sull’abbigliamento, su test di durata delle moto, servizi post vendita e assistenza, di preparazione dei meccanici dei concessionari ufficiali etc.) li vorrei vedere sulla sua e nostra rivista; e non mi si venga a dire che costano cari non credo che Altroconsumo sia una rivista di nababbi !
    Altroconsumo può essere superficiale, ma non merita l’ostracismo e trovo inappropriato chiamarli Largoconsumo.

    Nota del direttore: Mi scuso per aver involontariamente sbagliato il nome della rivista nel mio intervento, non intendevo infatti assolutamentere utilizzare una storpiatura della loro testata per sminuire o, peggio, insultare. Ho già corretto.

  9. di mariosar | 29 Febbraio 2012 h. 19:46


    Signor Bianchi,
    neppure io condivido le sue opinioni sul test effettuato da Altroconsumo e il suo secondo intervento in cui tenta di spiegarsi meglio non fa che avallare le perplessità già esposte da altri lettori. Proprio perchè sulla sicurezza non bisogna guardare in faccia nessuno, è apprezzabile la posizione di Altroconsumo, che non è affatto quella di disprezzare i marchi blasonati -infatti il casco migliore è uno Shoei- bensì quella di spezzare la logica “maggior prezzo = maggiore qualità” che guida molte scelte in vari settori e che spessissimo si è dimostrata infondata. Non si “disorientano” gli utenti dando loro informazioni sulle quali riflettere, piuttosto si manca loro di rispetto considerandoli incapaci di valutare criticamente tutte ma proprio tutte le informazioni, sia quelle di Altroconsumo, sia quelle di Due Ruote o di chiunque altro. La “impressione” che lei ha sulla “superficialità” di Altroconsumo non può bastare a contestare la validità del test. Che Due Ruote continui a non guardare in faccia nessuno e che proprio per questo prenda in serissima considerazione il test di Altroconsumo, come i test dell’ente britannico Sharp o come le omologazioni sui capi di abbigliamento delle quali si è iniziato a parlare solo dopo che la Clover (applauso) ha rotto il silenzio che avvolgeva l’argomento.

  10. di gluca59 | 29 Febbraio 2012 h. 20:23


    La cosa mi ha punto sul vivo; ho preso la mia copia di Altroconsumo e me la sono andata a leggere (non l’avevo ancora fatto).
    Prima conclusione (quella a pelle, la più importante): Lei, direttore, ed io, abbiamo letto un articolo diverso. Perchè altrimenti non mi spiego le conclusioni a cui è giunto.
    L’articolo che ho letto io dice:
    - provati 10 caschi integrali di fascia di prezzo media (i più venduti, infatti sono tutte marche ben note) secondo lo standard ECE R22-05, da un laboratorio specializzato. 6 caschi su 10 non hanno superato queste prove (quelle previste per legge!!!)
    - sono state richieste verifiche ulteriori (più stringenti), utilizzando norme in uso per caschi da bici (EN1078) e sci (EN1077). 7 caschi su 10 non hanno superato queste ulteriori prove
    - la conclusione della rivista è “il prezzo non basta”; il migliore è in fibra e giapponese ed è il più caro, il secondo a seguire è in termoplastica, prodotto da una sottomarca italiana, ed è fra i più economici. Rimarca che,”dettagli tecnici a parte, l’uso corretto del casco è fondamentale”; quindi taglia giusta, ben allacciato come direbbe un giornalista a molti noto, e prudenza alla guida, sempre!
    - non ci sono marche cinesi o similari, e non si arriva alla conclusione (e neanche cita mai…) che tanto vale andare al discount
    - in seguito alla precedente indagine del 2009, Altroconsumo ha denunciato i produttori inadempienti al Ministero dei Trasporti per ritirare i prodotti dal mercato. Cito dall’articolo:”Il Ministero ha rifatto i test su parte dei caschi, confermando in alcuni casi i nostri risultati, di fatto poi ha adottato un’interpretazione tollerante della norma, che contestiamo. Lo abbiamo diffidato e siamo ricorsi al Tar”. Questo è fare difesa del consumatore…

    Concordo però che l’industria italiana debba far leva sulla qualità, ed anche il design e la forza di un marchio, per stoppare l’invasione di prodotti di basso prezzo e, si suppone, di bassa qualità.
    La prima qualità in un casco, a mio parere, è la sicurezza.
    Ben poco suo, in questa circostanza…

  11. di motom48 | 29 Febbraio 2012 h. 20:27


    Credo che in tutta questa storia ci sia un errore di base. I caschi vengono omologati secondo normative certe. La prova deve essere fatta secondo le norme. Se il casco non supera le prove di omologazione siamo di fronte a una truffa. La casa vende una prodotto non corrispondente a quello dichiarato. Altra cosa è dire che le prove attuali in vigore per legge non sono significative e quindi proporre altri tipi di prove che magari anche caschi omologati non sono in grado di superare. In questo caso si è espresso un parere personale che può essere accettato o meno. Questo mi sembra il caso di “Altro Consumo”. Un incontro privo di polemiche tra rivista e costruttori per chiarire i diversi punti di vista mi sembrerebbe l’approccio più serio. Purtroppo in Italia se non si crea polemica non si è contenti.

  12. di kddfer | 29 Febbraio 2012 h. 22:36


    Caro Direttore, anch’io sono abbonato da una vita a Dueruote, e anch’io come gli amici lettori che hanno commentato in precedenza trovo il suo intervento sopra le righe.
    La mission principale delle aziende che producono caschi non è solo la sicurezza del motociclista, ma soprattutto i bilanci in utile a fine anno, diversamente non si spiegherebbero le delocalizzazioni di alcune produzioni e le sponsorizzazioni ai piloti.
    Bene quindi ha fatto Altroconsumo, avendone presumibilmente le motivazioni ed esponendosi alle probabili reazioni dei costruttori, a denunciare pubblicamente quanto emerso dalla loro inchiesta.
    Male secondo me ha fatto lei a rispondere in modo così veemente senza conoscere i risultati di questi test: la sicurezza è un bene di tutti.
    Salutoni!

  13. di confidence | 29 Febbraio 2012 h. 23:00


    Indipendentemente da chi abbia ragione e chi torto, la lettura dell’articolo di Altroconsumo mi ha fatto capire quanto inadeguata sia la norma ECE R 22-05, che prevede i 4 o 5 punti in cui verra’ testato il casco. L’omologazione del casco da ciclista o da sci e’ molto più adeguata, indicando un’area entro la quale verrà fatto il test, in punti scelti a caso.
    Il filmato di Altroconsumo reperibile su YouTube schematizza il test:
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=LzbRvR_rGpk
    Cordiali saluti

  14. di erpinto | 29 Febbraio 2012 h. 23:26


    Mi piace pensare in modo diverso, e proprio per uesto sono in sintonia con l’articolo del direttore. Al di la’ di ogni interesse puramente commerciale, mi sembra che prendere 10 caschi a caso, tra l’altro non paragonabili per caratteristiche e prezzo, effettuare dei test “personali”, e giudicare parti e sicurezza, senza dare l’opportunita’ di verifica al costruttore sia un metodo completamente errato di interpretare il concetto di sicurezza. Questo sicuramente genera dubbi nei consumatori, che vedono “crollare” miti grazie a rivelazioni fantomatiche di una rivista che nulla sa di moto e sicurezza, ma che si “schiera” dalla parte dei consumatori e li difende.. E gli abbonati di Altroconsumo aumentano… mi sembra che qui e non su Dueruote ci sia dietro una politica “commerciale”… Meditate gente.
    Un lampeggio a tutti.
    P.S. Io indosso sono caschi omologati Snell !!

  15. di gvigani | 29 Febbraio 2012 h. 23:50


    Caro Direttore,
    a quando un bel test sui caschi fatto da una rivista per motociclisti? Se cerco una ricetta di torte la vorrei vedere sulla mia rivista “Dolci&Salati” e non su “Il mondo degli insetti”.
    Magari fatta su marchi famosi e diverse fasce di gamma lasciando perdere totalmente (o al limite 1 modello come esempio) le schifezze palesemente insufficienti.

  16. di pixelrosso | 1 Marzo 2012 h. 00:44


    Bah. Altroconsumo può dire ciò che vuole. Cos’è adesso? “Arrivano loro” e sputtanano test, verifiche ed omologazioni fatte a livello mondiale, Giappone e Stati Uniti in primis?
    Ho sempre avuto caschi Arai. E se sono vivo è proprio grazie a “certi caschi” che ora Altroconsumo mette in discussione.
    Me ne frego. E continuo a comprare ed usare Arai.

  17. di rosyhair | 1 Marzo 2012 h. 00:46


    Boh, rimango perplesso su di una cosa fondamentale:
    state parlando di cosa? qual’è l’articolo di Altroconsumo che commentte? Cosa dice?
    Sono io che non l’ho trovato nel Vs. sito e come faccio eventualmente a leggermelo prima di esprimere qualsiasi commento?
    Mi risulta che per leggere tale rivista si debba essere abbonati… in tal caso io sarei tagliato fuori …
    Se mi sto sbagliando, indirizzatemi, in caso contrario, eviterò di leggere i Vs. commenti.
    Grazie

    Nota del direttore
    L’articolo originale, col link all’inchiesta di Largoconsumo, lo può trovare a questo indirizzo: http://www.dueruote.it/brevi/articolo.cfm?codice=375455

  18. di grip0101 | 1 Marzo 2012 h. 11:02


    Intanto se è vero che i test sui caschi fossero così complicati e difficili, allora si potrebbe dire che la direttiva relativa è un fiasco totale poichè troppo legata alle condizioni di prova, ma così non è. Come in tutte le procedure di test esiste una certa variabilità che scaturisce naturalmente in una variabilità di risultati riscontrati. La stessa direttiva ammette un range di valori per ogni prova proprio per evitare comportamenti ‘ rigidi’ rispetto ai freddi numeri.
    In effetti la sua mi appare una levata di scudi; datronde sono passati decenni da quando riviste come Motociclismo facevano e pubblicavano test sui caschi o sulle tute di pelle. Diciamo che anche voi vi siete fossilizzati sul test di moto nemmeno troppo critici per non dispiacere questa o quella marca. Riveda la sua posizione con maggiore obiettività. Oppure contesti i risultati con altrettante prove eseguite dal suo giornale con l’aiuto di laboratori certificati come per latro avrà fatto ‘Altroconsumo?. Se dovessi aspettare le solite belle parole non esisterebbero test come l’inglese ’sharp’ et etc.

  19. di Sempre in Sella | 1 Marzo 2012 h. 11:50


    Che se ne dica nel bene e nel male altroconsumo non ha fatto altro che eseguire un test, che dovrebbero fare chi obbliga l’uso del casco per motivi di sicurezza, se a scoprire eventualmente che c’è una carenza è una rivista a cosa serve stipendiare tecnici preposti a questo se poi non fanno il loro lavoro, c’è da farci una riflessione

  20. di rozilla | 1 Marzo 2012 h. 11:53


    mi scusi direttore, ma francamente continuo a trovare la sua posizione poco comprensibile. Cosa vuol dire che questa inchiesta rischia di spingere la gente a comprare caschi di cattiva qualità e non prodotti validi? Mi sbaglierò, ma se l’unico requisito è l’omologazione i caschi al discount sono tanto omologati quanto quelli delle marche blasonate.. dobbiamo pensare che invece loro truffano e le marche blasonate no? Perchè vede, chi decide la qualità del casco? Il prezzo? La popolarità? malignamente potremmo pensare.. il fatto che abbia inserzioni su due ruote ?.. La verità è che l’utente non ha nessun metodo per decidere sulla sicurezza del casco che compra…. e, spiace dirlo, ma il prezzo non sempre corrisponde in maniera proporzionale al prodotto. Questo vale per tutte le cose..perchè non dovrebbe valere per i caschi? Quindi ben vengano i test di altro consumo.. Se sono oscuri e poco chiari potete farli aperti e pulti voi gli stessi test..

  21. di rd0303 | 1 Marzo 2012 h. 12:23


    Resta il fatto che Altroconsumo (di cui ero abbonato) nella prova del 2009 ha rifiutato di far conoscere le modalità delle prove e rifarle in presenza di rappresentanti delle case e di enti indipendenti. Ora sarebbe davvero il caso di rifare i test alla presenza non solo di Dueruote ma di altre riviste del settore e dei costruttori, così si farebbe chiarezza una volta per tutte. E comunque l’atteggiamento di superiorità di Altroconsumo che si erge a paladino dei consumatori mi irrita parecchio.

  22. di Luigi Bianchi | 1 Marzo 2012 h. 12:42


    Interviene il direttore:
    Scrive rozilla “Mi sbaglierò, ma se l’unico requisito è l’omologazione i caschi al discount sono tanto omologati quanto quelli delle marche blasonate.. “. E questo è il punto. Infatti, passare l’omologazione è il requisito base per cui un casco può essere venduto e, solo da questo punto in poi, si può iniziare a parlare di differenze qualitative, differenze che ci sono, eccome! Ecco perchè insisto sul fatto che il casco va acquistato da specialisti che possono davvero consigliare e che la presenza dell’omologazione rappresenta solo un prerequisito indispensabile per la scelta. Comunque, dato che si è parlato in questi interventi dell’omologazione Sharp inglese, che considera fattori più numerosi e restrittivi rispetto a quelli dell’omologazione obbligatoria in Italia, vi giro il link al loro sito (http://sharp.direct.gov.uk/home) dove un motore di ricerca consente di trovare la valutazione su gran parte dei caschi oggi in commercio. Tra i caschi provati da Altroconsumo su questo sito ce ne sono 4 e che hanno ottenuto le seguenti valutazioni: Nolan XLite X602: 4 stelle (bocciato da Altroconsumo), Nolan N85 - 4 stelle (accettabile per Altroconsumo), Grex R2 - 4 stelle (approvato da Altroconsumo), Shoei XR-1100 - 5 stelle (approvato da Altroconsumo). Le stelle rilasciate da Sharp vanno da 1 a 5, 4 sono considerate una valutazione ottima e 5 sono riservate a prodotti considerati di assoluta eccellenza.

  23. di gekozen | 1 Marzo 2012 h. 13:25


    Si vede Direttore che questa storia l’ha presa particolarmente: prima “Largoconsumo” poi “Atrioconsumo” subito corretto (?) in “Atroconsumo” … coraggio, un bel respiro e passa l’arrabbiatura ! E non può certo dire che non siamo lettori attentissimi (e bastardi …). Il grande riscontro pro e contro avuto dal Suo articolo, forse sottintende che ormai in questo paese non ci fidiamo anzi, non ci vogliamo/possiamo più fidare di nessuno … Non sò perchè ma questo caso mi ha fatto pensare a come, ad esempio, si passa sempre indenni al test per la revisione delle auto … un altro aspetto della serietà applicata alla sicurezza stradale che solo a pensarci mette i brividi ! Saluti.

    Interviene il “solito” direttore:
    Beh, sono un motociclista, nelle vene ho sangue, mica acqua! Comunque questa discussione, per quanto tirata e anche polemica nei miei confronti, mi piace e mi sembra davvero utile…

  24. di seiemezzo | 1 Marzo 2012 h. 14:40


    Caro direttore, la prego di ricordare il sito della Sharp anche ai suoi giornalisti. Magari riporteranno i risultati dei test per i modelli presentati sul giornale. Sul giornale a volte ho visto commenti imbarazzanti alla voce “sicurezza” nelle prove dei caschi (robe tipo “sembra solido e ben costruito…”)

  25. di maxpas | 1 Marzo 2012 h. 15:37


    Caro Direttore,secondo me hai toppato!Avresti fatto meglio a non denigrare la rivista in questione che da molti anni si batte per i diritti di noi consumatori!Non mi sembra di ricordare che la tua rivista abbia mai fatto test sui caschi e credo che la tua “sparata” abbia fatto venire,almeno a me,dubbi sulla vostra indipendenza di giudizio sui prodotti delle case produttrici/inserzionisti.

  26. di ridges | 1 Marzo 2012 h. 17:21


    Cari lettori,come alcuni di voi sottolineano,forse i produttori di caschi non fanno della sicurezza la prima missione ma la seconda o al max prima a parimerito col profitto..se ciò vale x i produttori di”helmets”allora ricordate che le riviste come altroconsumo fanno degli abbonamenti la loro prima missione ed i giornalisti pur di esser pubblicati,non guardan in faccia nessuno ne si preoccupano delle conseguenze!! Tutto un pasticcio in questa vicenda ma di base l’idea di controlli a campione sui prodotti in vendita sugli scaffali è quella giusta! Come federazione italiana fitness,7 anni fa su segnalazione di un produttore nazionale,analizzammo 10 prodotti pre-workout di altrettante marche tra le più prestigiose al mondo,regolarmente in vendita nel nostro paese con registrazione al minestero della salute..dentro abbiam trovato proporzioni ben lontane da quelle in etichetta,naturalmente sbilanciate verso le sostanze più economiche,più diverse “sorprese”non previste nel prodotto,alcune illegali in italia ed altre in assoluto(un prodotto conteneva tracce di un anabolizzante orale!!).Altroconsumo ha voluto far rumore a proprio(e non dei consumatori!!!)vantaggio e a giudicar da questo sito,c’è riuscito alla grande!!Ma ripeto,test a campione sui prodotti in vendita che sono le repliche di quello omologato,risolverebbero ogni questione!

  27. di kakugo | 2 Marzo 2012 h. 16:15


    Io sono dalla parte del direttore perché, per via della scelta di caschi di marca, sono ancora qui a parlare con voi. Probabilmente se avessi risparmiato a quest’ora sarei morto o peggio.
    Non dirò la marca per evitare sterili polemiche ma diciamo che è considerata uno dei leader assoluti nel settore.
    A me ha salvato la pellaccia (lo stesso non posso dire di un’altro capo d’abbigliamento, di una notissima marca, che nell’incidente di sopra ha ceduto in modo assolutamente imbarazzante proprio su una protezione lasciandomi con una cicatrice che non sparirà mai) e la difenderò sempre perché ho testato con mano, esperienza che non auguro a nessuno, che le loro affermazioni sulla sicurezza non sono semplice pubblicità.

    Se poi volete dare retta ad una rivista, per quanto stimata, e comprare i caschi al discount perché tanto sono tutti uguali, la pelle è vostra. Ma per favore, evitate di sparare addosso al Direttore che ha solo detto la verità.

  28. di milanese0402 | 2 Marzo 2012 h. 18:49


    altroconsumo sarà pure autorevole, ma 1 capodanno scelsi degli spumanti consigliati da loro, frutto di severi test, spumanti di poki euro ke 2° loro erano migliori di altri + costosi. Invece…erano proprio loffi. quindi sui caski ke dire? meglio nn fidarsi. inoltre stò fatto ke tutti si impicciano dei fatti dei motociclisti mi sta prioprio sullo stomaco.

  29. di Tino70 | 2 Marzo 2012 h. 21:24


    Questa è la seconda volta che altroconsumo fa una prova del genere sui caschi, la scorsa volta le case citarono la rivista in tribunale per diffamazione perché i test furono eseguiti non rispettando le regole mi pare e il direttore della rivista stessa si rifiutò di effettuare le prove di nuovo sotto l’occhio delle case stesse e di terze parti al di fuori della contesa. Ora fare di test alternativi è cosa buona e giusta, rendere noto i risultati, sopratutto se imbarazzanti è anche meglio…ma per correttezza si deve dire come sono stati effettuati quei test e se si è sicuri di essere nel giusto accettare prove al cospetto di chi viene accusato e magari di tenici designati da un giudice, altrimenti più che giornalisti si passa da giornalai…con tutto il rispetto dei giornalai. Io sinceramente mi fido di più della “classifica” SHARP di quello che dicono i produttori e di quel che dice un giornale che non parla abitualmente di moto.

  30. di extreme0703 | 5 Marzo 2012 h. 09:45


    Io ho letto l’articolo e volevo ricordare a chi contesta, tra l’altro è un loro diritto… che i test fatti non sono ” personali ” ma quelli obbligatori per legge e fatti su un laboratorio specializzato.
    Hanno semplicemente ripetuto i test obbligatori per omologare i caschi! e trovando che non venivano superati da sei caschi su 10 hanno denunciato il fatto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
    Certo il tipico comportamento di chi vuole fare scandalo…
    Poi hanno fatto anche dei test aggiuntivi perchè quelli di legge non sono ritenuti abbastanza severi, ma questo è un altro discorso…

  31. di piz0402 | 5 Marzo 2012 h. 19:43


    Caro direttore altroconsumo aveva già fatto dei test in passato sui caschi. Ha anche già denunciato diversi fatti riprovevoli dei caschi in commercio come la differneza tra il modello omologato e quello in vendita. E ha fatto degli esposti che comportano responsabilità se non avvalorati da prove. Purtroppo per lei credo che Altroconsumo abbia fatto molto per promuovere la sicurezza. L’articolo non dice comprate caschi economici tanto è uguale, dice comprate caschi sicuri senza farvi influenzare dal prezzo. Perchè la sicurezza non ha prezzo! Se vuole denigrare altroconsumo per metodi che ritiene poco ortodossi … si accomodi . Dovreste allora fate autocritica perchè i prodotti da voi presentati/consigliati sulla vostra rivista non riportano a fianco l’indicazione pubblicità. Sinceramente trovo questo peggio rispetto a quello che leggo su altroconsumo.

  32. di Tino70 | 5 Marzo 2012 h. 21:30


    Intanto Shark ed Arai dicono di voler andare davanti ad un giudice ma di essere anche disponibili a fare un test “pubblico” sui loro caschi per smentire quell’articolo. Voglio vedere se ancora una volta Altroconsumo si comporterà da rivista di gossip come la volta scorsa, dove non solo si rifiutò dio rifare i test pubblicamente, ma addirittura di dire in quale laboratorio quei test furono fatti. Insomma, si comporteranno da uomini o da giornalai?

  33. di ellebubi | 7 Marzo 2012 h. 13:27


    Sottoscrivo molti commenti favorevoli al test di Altroconsumo per i seguenti motivi:

    - può accadere che i lotti produttivi in vendita siano difformi dagli esemplari usati per l’omologazione, quindi viva i test effettuati su esemplari comperati nei negozi dove normalmente si serve l’utente comune!
    - sono sempre contento quando si sottopone un prodotto a test più severi di quelli di omologazione di legge, in quanto mi vengono dati criteri ulteriori di scelta; confrontando diversi test ognuno si può fare una sua idea;
    - come accade anche per il citato sito inglese SHARP, non sempre i prodotti più costosi sono i più sicuri; magari sono fatti meglio, più rifiniti, leggeri, confortevoli, etc. ma non sempre più sicuri alla prova del crash test; prova di questo assunto siano i buoni risultati che aziende come Nolan, per dirne una, ottengono in diversi test effettuati da diversi enti e riviste;
    - in Italia si prova pochissimo! riviste estere come Motorrad o Ride si appoggiano direttamente a laboratori autorizzati per prove di prodotti come caschi, protezioni, abbigliamento…da noi si vede poco…e infatti quando devo scegliere frequento di più i siti stranieri che quelli italiani.

    Detto questo, non dubito che Altroconsumo sia preparata a rispondere alle ‘cannonate’ a cui sarà sottoposta dai produttori e spero che tutto il dibattito seguente sia trasparente e aperto a tutti.

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Rivoglio il Ciao (elettrico)

Cerco di unire temi, apparentemente distanti tra loro, di cui si parla molto di questi tempi. Uno è quello della trazione elettrica, di la da venire per le auto fino a quando non si definiranno standard e strutture di ricarica, già attuale per mezzi piccoli, leggeri, senza troppe esigenze di prestazioni e d’autonomia come gli scooter da utilizzare in città.
Per ora il limite alla diffusione di questa alternativa mi sembra più legato ai suoi costi d’acquisto - ancora elevati - che a limiti tecnici che sembrano superabili già con le tecnologie a disposizione oggi. Ma, oltre agli scooter, penso anche alle biciclette elettriche, con o senza pedalata servoassistita, che mi ricordano molto i ciclomotori così come erano concepiti all’origine (non a caso già la denominazione adottata era assolutamente esplicativa della loro natura) visto che erano, appunto, biciclette munite di un motorino ausiliario. Ma, anche quano sono stati progettati e costruiti come mezzi puramente a motore, i ciclomotori hanno spesso mantenuto queste caratteristiche di essenzialità e di leggerezza che li legavano alle loro origini. Esempio classico di questa categoria è stato il Ciao della Piaggio, rimasto in produzione per decenni e un mito per intere generazioni di giovani. E qui arrivo a un secondo tema. A pensarci bene, una moderna bicicletta elettrica ha caratteristiche e prestazioni paragonabili a quelle di un Ciao. In più, fino a quando si rimane nei limiti di legge previsti per questi mezzi, non servono patenti e patentini, targhe e immatricolazioni, assicurazione R/C obbligatoria, casco… Insomma, proprio come si faceva una volta, si paga, si esce dal concessionario e via! Consiglierei comunque l’utilizzo del casco e la stipula di un’assicurazione (forse ne basterebbe una del tipo “Polizza del capofamiglia” che, non esssendo imposte di legge, costa anche poco) ma, in ogni caso, obblighi e burocrazia sarebbero ridotti al minimo. Forse, a queste condizioni, anche ai più giovani tornerebbe la voglia di due ruote che hanno perso a causa di complicazioni burocratiche per loro intollerabili e in virtù di costi non compatibili col loro portafoglio.
In fin dei conti i loro padri e i loro nonni si accontentavano senza troppe frustrazioni del Ciao ma, anche, del Velosolex, del Peugeot Mobilette o di altri modelli simili, sufficienti per muoversi in città e trovarsi con gli amici davanti a un bar o in una piazza.
Insomma, semplici da usare, economici, silenziosi e puliti, questi ciclomotori del terzo millennio potrebbero consentire un ritorno di massa alle due ruote, soprattutto nelle città. Domanda alla Piaggio: ma l’idea di un Ciao elettrico a pedalata assistita, immatricolato come semplice bicicletta, è proprio così balzana? E se Piaggio non prende in considerazione questa domanda, potete sempre tentare voi di darvi o di darmi una risposta! (a proposito, Ducati in collaborazione con Italwin ha appena rimesso a catalogo il suo mitico Cucciolo, e proprio in versione bicicletta elettrica…).

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Il futuro di Ducati

Le notizie che si rincorrono sui quotidiani, sull’intenzione dell’attuale proprietà di cedere Ducati, stanno creando non poche preoccupazioni negli appassionati che temono la delocalizzazione fuori dall’Italia di questo marchio amatissimo e prestigioso. E allora cerchiamo di fare un po’ di luce su questa complessa vicenda. Ducati è al 100% di proprietà di Investindustrial Holdings, finanziaria che fa capo alla famiglia Bonomi. L’acquisto avvenne nel 2006 quando furono rilevate le quote del fondo di investimento americano Texas Pacific Group, a seguire vennero poi anche rastrellate le rimanenti azioni disponibili sul mercato attraverso un’Offerta Pubblica di Acquisto. A quel punto, a fine 2008 Investindustrial ritirò Ducati dalla quotazione in borsa. Nel frattempo la gestione Bonomi aveva dato evidentemente i suoi frutti, visto che il fatturato è passato dai 305 milionio del 2006 ai 480 del 2011, con un livello di indebitamento considerato ridotto dagli analisti finanziari nonostante un massiccio piano di investimento nel periodo 2007-2011, annunciato e poi effettivamente realizzato. Insomma, raggiunto nel 2011 il suo record storico di 42.000 motociclette prodotte, Ducati rappresenta oggi un pezzo pregiato della nostra industria che potrebbe far gola a molti. Considerato che la Investindustrial è una finanziaria e che il valore di Ducati è triplicato dall’anno dell’acquisizione, l’intenzione di vendere è comprensibile oltre che legittima, ma qui si aprono poi scenari diversi.
Investindustrial sostiene che il motivo della vendita è che ormai l’azienda necessita di una proprietà industriale e non finanziaria per garantirsi ulteriori sviluppi in nel mondo globalizzato di oggi, caratterizzato da mercati sempre più difficili e competitivi. In realtà le opzioni sono tre: vendere a un gruppo industriale, vendere a una finanziaria o a una cordata di finanziarie, tornare a una quotazione in borsa. In tutti i casi vedo difficile che la proprietà possa rimanere italiana in quanto, nel nostro Paese, non vedo oggi nessuno, industria o finanziaria che sia, interessato e/o in grado di sborsare il miliardo di euro richiesti da Bonomi. Anche nel caso di quotazione in borsa non si parlerebbe più di Milano, ma di qualche borsa asiatica più vicina agli attuali Paesi emergenti, per esempio di Hong Kong. Altrettanto vero è che Ducati ha cuore e cervello saldamente piantati a Bologna, e una sua delocalizzazione le farebbe perdere prestigio e valore, un po’ come se qualcuno pensasse di trasferire le linee di montaggio della Ferrari da Maranello al sud est asiatico… però industria e finanza ragionano più in base ai conti che col cuore e, di conseguenza, sarebbe assai utile e prudente rinforzare il radicamento di Ducati sul nostro territorio. In questa ottica non posso non ricordare che a Borgo Panigale dal 2009 sono in ballo per avere le autorizzazioni per realizzare un nuovo stabilimento, più grande e razionale, nei pressi di quello attuale. Lo stabilimento nuovo doveva essere pronto nel 2013 ma, a fine 2011, le autorizzazioni concesse nel 2009 sono state revocate; adesso si parla di un nuovo accordo ma, intanto, si è perso un mare di tempo. Se si pensa che nel giro del 2011 Ducati ha deciso e inaugurato uno stabilimento in Tailandia per assemblare in loco le moto destinate ai mercati far east, onde evitare dazi molto onerosi, si capisce come questa non sia certo la strada migliore per convincere un investitore a mantenere gli stabilimenti in Italia! Evidentemente agli amministratori bolognesi la chiusura in pochi anni di Malaguti, Moto Morini, Paioli, Verlicchi e Grimeca - e ci sarebbero altri casi di chiusure e cessioni da citare - non ha insegnato nulla… E questo è l’aspetto della questione che più mi preoccupa, più che l’eventuale cessione della proprietà che è nella logica normale delle attività di tipo finanziario. Insomma, se vogliamo che Ducati rimanga italiana il problema non è tanto di chi sono i quattrini, quanto la capacità del nostro sistema paese di essere appetibile e funzionale per chi vuole mantenere e sviluppare in Italia attività industriali!

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Physibles, e mi faccio la moto in 3D

Da tempo sul web è in atto una guerra senza quartiere tra i siti di file sharing, da cui si possono scaricare musica, libri e video, e le major detentrici dei copyright. Ma, in prospettiva, si sta aprendo una nuova e davvero futuristica possibilità. Infatti, The Pirate Bay, una delle più note piattaforme di questo tipo (per altro attualmente oscurata proprio per denunce relative a violazioni del Copyright), ha introdotto una nuova categoria di file scaricabili chiamati “Physibles”.

Si tratta in pratica di informazioni in 3D degli oggetti più disparati che possono poi essere realmente “costruiti” utilizzando appositi sistemi di stampa o di modellazione tridimensionale. Per esempio, sarà possibile (almeno in teoria, per ora) scaricare i file di un modello di scarpe da ginnastica, scegliere tra una serie di opzioni per adattarle ai propri gusti e alle properie esigenze… e poi realizzarle davvero! I gestori del sito hanno dichiarato: “Una delle cose che sappiamo è che la società condividerà sempre le conoscenze. L’era digitale ha reso tutto più facile e ora è tempo di fare il passo successivo. Oltre ai consumi culturali, libri, musica, film, che nascono nel digitale, anche gli oggetti di uso comune hanno origine da progettazioni software. Così abbiamo deciso di lanciare una categoria di file che chiameremo Physibles, capaci di produrre oggetti reali con l’opportuno hardware. Nel prossimo futuro, le persone saranno in grado di produrre da sole i pezzi di ricambio per la propria automobile. Entro 20 anni, potrete fare il download delle scarpe da ginnastica. I benefici saranno enormi: non più distribuzione fisica, non più resi, niente più lavoro minorile…” Ma, dico io, se si potranno produrre pezzi di ricambio per le auto, che cosa vieta che si possano produrre anche pezzi di ricambio, parti speciali o qualsiasi altro componente di una motocicletta? Già mi vedo: mi collego a internet, cerco il file del mio modello di due ruote preferito, lo customizzo a piacere, poi me lo “stampo”, faccio il pieno e via! Fantascienza? Forse, ma l’evoluzione tecnica è così veloce che non mi sento di poter escludere una simile possibilità, se non per noi almeno per i nostri figli o nipoti. Devo dire che da “vecchio pasticcione” del box questa possibilità non mi dispiacerebbe proprio, fatto salvo che la ricerca di pezzi speciali o di ricambi per vecchie moto ha il vantaggio che ti porta a conoscere e a socializzare con un sacco di gente spesso interessante e simpatica! Ma voi, per una volta sognando e fantasticando un po’, che ne pensate di questo futuro “fai da te” liberi da ogni limite e da ogni condizionamento presente nel mondo odierno oltre che con costi in picchiata verticale? E chissà come si comporteranmno le case produttrici nel momento in cui i loro progetti viaggeranno liberamente e a disposizione di chiunque per tutto il web!

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MotoGP, si riaprono le danze

Son in corso in questi giorni i primi test con le moto che saranno protagoniste del campionato 2012, a Valencia girano le CRT con motore derivato di serie, a Sepang tutti i prototipi “ufficiali”, oltre alla CRT Suter BMW pilotata da Colin Edwards e alle BQR FTR Kawasaki, che sembrano però decisamente indietro di messa a punto. Le novità e i misteri da svelare sono tanti, in primis che cosa farà vedere nel bene e nel male la nuova Ducati di Valentino col telaio “Deltabox” in alluminio… ma questi sono i temi su cui ci aggiorna quotidianamente Marco Masetti a cui lasciamo l’onore della cronaca! Quello che personalmente mi interessa di più è capire come vanno le CRT, se saranno competitive e se rappresentano la strada corretta per garantire un futuro alle competizione della massima categoria. Per quanto mi riguarda, credo che lo spettacolo sia garantito non tanto da prestazioni assolute esasperate, quanto dai duelli che possono mettere in scena folti gruppi di piloti agguerriti a cavallo di mezzi con prestazioni non troppo dissimili tra loro. E’ una filosofia che in USA seguono da anni dove, nei loro campionati per auto di formula, sono arrivati a correre non solo con motori derivati di serie, ma addirittura con una scocca uguale per tutti. Penso quindi con favore alla formula CRT, soprattutto se saranno proibite certe sofisticazioni eccessive e sarà limitata l’importanza dell’elettronica. Per esempio, durante le gare proibirei lo scambio di dati tra moto e box, così come - sempre in gara - i collegamenti a sistemi tipo GPS in grado di modificare la risposta delle centraline di bordo a seconda della curva che si sta affrontando. Insomma, vedrei di ridare un po’ più di importanza ai piloti e un po’ meno alla telemetria! Ma a parte queste considerazioni che riguardano la necessità di contenere i costi, così da avere griglie di partenza più affollate (e gare più vivaci), rimangono un paio di problemi da risolvere.

Il primo riguarda la netta distinzione che deve rimanere tra i prototipi della MotoGP e le derivate di serie della Superbike. Il secondo è invece un problema di marketing, in quanto con la formula CRT attuale rischiano di sparire i marchi delle grandi Case costruttrici, sostituiti da quelli degli assemblatori o, addirittira, degli sponsor. Per il primo aspetto credo che vada favorita in qualche modo la creatività dei progettisti delle CRT soprattutto per quanto riguarda la ciclistica, imponendo nello stesso tempo un limite alla possibilità di elaborazione delle SBK, riportandole un po’ più vicine alle attuali Superstock.
Per la questione dei marchi andrebbe invece eliminata il più in fretta possibile la formula mista CRT/prototipi, per poter spingere verso una partecipazione diretta delle Case fornitrici dei motori. E se poi ci sarà qualche bravo assemblatore a fare da guasta feste, come accadeva in F1 ai tempi delle Lotus o delle Brabham, ben venga!

E adesso, come dice il nostro amico Meda, tutti in piedi sul divano e che la festa cominci… Pensate che finalmente ci sarà da divertirsi dopo un 2011 piuttosto deludente sotto l’aspetto sportivo e spettacolare?

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