Rivoglio il Ciao (elettrico)

Cerco di unire temi, apparentemente distanti tra loro, di cui si parla molto di questi tempi. Uno è quello della trazione elettrica, di la da venire per le auto fino a quando non si definiranno standard e strutture di ricarica, già attuale per mezzi piccoli, leggeri, senza troppe esigenze di prestazioni e d’autonomia come gli scooter da utilizzare in città.
Per ora il limite alla diffusione di questa alternativa mi sembra più legato ai suoi costi d’acquisto - ancora elevati - che a limiti tecnici che sembrano superabili già con le tecnologie a disposizione oggi. Ma, oltre agli scooter, penso anche alle biciclette elettriche, con o senza pedalata servoassistita, che mi ricordano molto i ciclomotori così come erano concepiti all’origine (non a caso già la denominazione adottata era assolutamente esplicativa della loro natura) visto che erano, appunto, biciclette munite di un motorino ausiliario. Ma, anche quano sono stati progettati e costruiti come mezzi puramente a motore, i ciclomotori hanno spesso mantenuto queste caratteristiche di essenzialità e di leggerezza che li legavano alle loro origini. Esempio classico di questa categoria è stato il Ciao della Piaggio, rimasto in produzione per decenni e un mito per intere generazioni di giovani. E qui arrivo a un secondo tema. A pensarci bene, una moderna bicicletta elettrica ha caratteristiche e prestazioni paragonabili a quelle di un Ciao. In più, fino a quando si rimane nei limiti di legge previsti per questi mezzi, non servono patenti e patentini, targhe e immatricolazioni, assicurazione R/C obbligatoria, casco… Insomma, proprio come si faceva una volta, si paga, si esce dal concessionario e via! Consiglierei comunque l’utilizzo del casco e la stipula di un’assicurazione (forse ne basterebbe una del tipo “Polizza del capofamiglia” che, non esssendo imposte di legge, costa anche poco) ma, in ogni caso, obblighi e burocrazia sarebbero ridotti al minimo. Forse, a queste condizioni, anche ai più giovani tornerebbe la voglia di due ruote che hanno perso a causa di complicazioni burocratiche per loro intollerabili e in virtù di costi non compatibili col loro portafoglio.
In fin dei conti i loro padri e i loro nonni si accontentavano senza troppe frustrazioni del Ciao ma, anche, del Velosolex, del Peugeot Mobilette o di altri modelli simili, sufficienti per muoversi in città e trovarsi con gli amici davanti a un bar o in una piazza.
Insomma, semplici da usare, economici, silenziosi e puliti, questi ciclomotori del terzo millennio potrebbero consentire un ritorno di massa alle due ruote, soprattutto nelle città. Domanda alla Piaggio: ma l’idea di un Ciao elettrico a pedalata assistita, immatricolato come semplice bicicletta, è proprio così balzana? E se Piaggio non prende in considerazione questa domanda, potete sempre tentare voi di darvi o di darmi una risposta! (a proposito, Ducati in collaborazione con Italwin ha appena rimesso a catalogo il suo mitico Cucciolo, e proprio in versione bicicletta elettrica…).

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8 Commenti »

  1. di stebertuc | 22 Febbraio 2012 h. 13:47


    Condivido in pieno direttore, ma temo che appena le bici elettriche avranno una certa diffusione, come per magia salterà fuori qualche tassa obbligatoria tipo bollo o targhino, siamo in Italia del resto. Sul casco come darle torto, dovrebbe essere obbligatorio per tutti i ciclisti che circolano su strada. Quando uno di questi si rompe la testa è un costo per la società, essendo anche loro utenti della strada non vedo perchè non debbano rispettare tale obbligo.

  2. di BiagioRS250 | 22 Febbraio 2012 h. 14:19


    Essendo il limite di legge 250W per i motori delle bici elettriche, avere le prestazioni di un ciao è impensabile (40 all’ora di velocità massima). Oltre, servono targa R/C e balle varie.
    Ma l’idea in fin dei conti non è malvagia

  3. di stefanomecchia | 22 Febbraio 2012 h. 14:46


    Per favore non nominiamo le biciclette che è l’unico mezzo che ancora si salva da tasse e balzelli vari. Se cominciamo ad assimilare le bici elettriche ai 50 è la fine.

  4. di aamass | 22 Febbraio 2012 h. 15:12


    come detto da alcuni, prima o poi si inventeranno qualche piccola tassa…
    ma soprattutto, le bici italwin costano molto, dai 700€ in su rispetto a bici “cinesi” che si portano via anche a meno di 100 €. ma lasciando da parte tutti i luoghi comuni dei prodotti cinesi, potrei fare un paragone con un Ciao usato che si compra con una cifra intorno ai 300€.
    fin quando l’equazione sarà: elettrico=costoso tutta la mobilità alternativa stagnerà.
    credo che l’unico investimento valido per un imprenditore sia quello di invadere il mercato con prezzi bassi.la bici elettrica te la devono sbattere in faccia a due soldi nei supermercati per far partire un mercato nuovo
    …come, in qualche modo, fiat fece 60 anni fa con la 500.prima le auto erano solo per i ricchi, dopo la 500 era quasi per tutti.

  5. di sbronzolo0101 | 22 Febbraio 2012 h. 15:14


    dipende fortemente dalla città..
    A Roma, ad esempio, la vedo dura.
    Difficile circolare in bici (anche se elettrica) senza essere “arrotati”, soprattutto se si pensa che già i classici 40 Km/h di velocità massima (irraggiungibili da un mezzo del genere) sono fonte di pericolo nel caotico traffico della capitale.
    Un mezzo del genere avrebbe senso nei paesini o nelle città dove si può contare su una certa diffusione delle piste ciclabili.

    Concordo col fatto che serva il casco (anche sulle bici normali) e aggiungerei che una qualche forma di targa e di assicurazione servono, necessariamente (a meno che, come anticipato, non si abbiano le piste ciclabili), posto che, nel circolare su strada, i danni che si possono causare sono enormi e che dunque una forma di identificazione, quantomeno del proprietario del mezzo, serva (penso dunque anche all’aggiunta di specchietti e frecce).

    Sembrerò controcorrente ma, in oltre 200mila km in moto e quasi altrettanti in auto, posso dire che una delle cose che mi fa più paura per strada sono i ciclisti, soprattutto in gruppo. Capisco bene che sia l’unico modo di circolare con la bicicletta (che mi piace pure), ma le nostre strade non sono a misura di questi utenti, come del resto la legislazione.

    Alla fine l’idea è buona e favorirebbe una circolazione sostenibile, ma servono ingenti interventi strutturali. Per i 20 km che faccio al giorno tra andata e ritorno una bici servoassistita sarebbe + che sufficiente, ma il solo pensiero di usarla in mezzo al traffico mi mette i brividi.

    Lamps

  6. di rozilla | 22 Febbraio 2012 h. 15:49


    Sono in Cina. Qui nella città tutti hanno uno scooter/bicicletta eltettrica.. Le prestazioni arrivano ad essere paragonabili coi 50cc in regola (45km/h), autonomia intorno ai 30km, ma in una notte nel box si ricarica, se non avete box ci sono quelli con la batteria che può essere staccata. I prezzi sono contenutissimi, da 1100yuan a 3000yuan circa, vale a dire da circa 150 a 400 euro… con 400euro ti prendi modelli dall’estetica molto piacevole, con freni a disco e sospensioni posteriori regolabili nel precarico. Lo scooter elettrico a basso prezzo, consumi contenuti e prestazioni adatte almeno alle città medie non è quindi futuro, è realta presente, esiste.. ma in Italia non è stato introdotto. Io stesso ho il mio bello scooter giallo canarino, con cui mi sento di nuovo 16enne (tra l’altro qui il casco non è obbligatorio) e francamente mi spiace di non potermene portare uno in Italia.

  7. di galla90 | 22 Febbraio 2012 h. 16:13


    Da felice proprietario di un Ciao, non posso che essere d’accordo con la sua idea.
    Secondo me, però, solo l’omologazione come ciclomotore può giustificare l’acquisto di un veicolo di questo tipo.
    Innanzitutto i dati tecnici: una bicicletta non avrà mai le prestazioni del vecchio Ciao, un Ciao pesa molto di più di una bici (40 kg); inoltre credo che nessuno possa pensare di spendere circa 2000 euro (ipotizzo) per un veicolo di questo tipo.

    Finora l’unico veicolo che si avvicina a questa idea è il remake del Velosolex, l’ E-Solex (http://www.e-solex.fr/) : tipo-ciclomotore, tutto elettrico, ma targato. prezzo di oltre 2000 euro.
    Secondo voi, chi penserà di spendere 2000 euro per una bici? Tanto vale targarlo…

    D’altro canto, però, sono d’accordo con l’idea di non targarlo per avvicinarlo ai giovani: effettivamente credo che un ragazzo pensi <>, quindi se dovesse essere targato, rischierà di piacere molto di più a papà e nonni… [ma credo che il problema giovani-2ruote sia fuori tema...]

    In generale, comunque, mi unisco anche io all’appello a Piaggio: Cara Piaggio, per favore, rifai il Ciao!

  8. di guerraq | 22 Febbraio 2012 h. 16:44


    Buongiorno Direttore,
    Lei cita Italwin che, non a caso, è uno dei leader del settore. Le bici elettriche sono una bella realtà in Trentino e Alto Adige ma nel resto d’Italia sono utilizzate quasi solo dagli “anziani” come aiuto in salita.
    La sfida per il futuro è proprio quella che Lei intravede: far si che i giovani (e non solo) utilizzino questi mezzi come alternativa per i brevi e brevissimi spostamente cittadini, per andare a scuola ma anche al lavoro. Il costo attuale non è bassissimo ma nenache inarrivabile (circa 1.000 euro per un mezzo di discreta qualità) e l’autonomia pressoché infinita: quando finisce la batteria ci sono sempre le gambe ed i polmoni! Tutto sommato permettono di fare anche un po’ di “movimento” e questo permette di risparmiare sulle spese per la palestra :-))))
    L’impressione è che, malgrado gli incentivi degli anni passati, credano a questi prodotti solo i piccoli produttori di biciclette mentre i costruttori di moto non li hanno ancora capiti. Anche i concessionari chi sono? I venditori di cicli (spesso venditori solo di bici da corsa o semi professionali) o quelli di moto e ciclomotori, che magari non hanno mai visto un mezzo senza motore a scoppio?
    A mio giudizio fino a quando un grande costruttore non ci proverà il mercato rimarrà asfittico, con buona pace dell’ambiente e dei giovani che continueranno a preferire l’auto anche per andare al bar sotto casa.

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Il futuro di Ducati

Le notizie che si rincorrono sui quotidiani, sull’intenzione dell’attuale proprietà di cedere Ducati, stanno creando non poche preoccupazioni negli appassionati che temono la delocalizzazione fuori dall’Italia di questo marchio amatissimo e prestigioso. E allora cerchiamo di fare un po’ di luce su questa complessa vicenda. Ducati è al 100% di proprietà di Investindustrial Holdings, finanziaria che fa capo alla famiglia Bonomi. L’acquisto avvenne nel 2006 quando furono rilevate le quote del fondo di investimento americano Texas Pacific Group, a seguire vennero poi anche rastrellate le rimanenti azioni disponibili sul mercato attraverso un’Offerta Pubblica di Acquisto. A quel punto, a fine 2008 Investindustrial ritirò Ducati dalla quotazione in borsa. Nel frattempo la gestione Bonomi aveva dato evidentemente i suoi frutti, visto che il fatturato è passato dai 305 milionio del 2006 ai 480 del 2011, con un livello di indebitamento considerato ridotto dagli analisti finanziari nonostante un massiccio piano di investimento nel periodo 2007-2011, annunciato e poi effettivamente realizzato. Insomma, raggiunto nel 2011 il suo record storico di 42.000 motociclette prodotte, Ducati rappresenta oggi un pezzo pregiato della nostra industria che potrebbe far gola a molti. Considerato che la Investindustrial è una finanziaria e che il valore di Ducati è triplicato dall’anno dell’acquisizione, l’intenzione di vendere è comprensibile oltre che legittima, ma qui si aprono poi scenari diversi.
Investindustrial sostiene che il motivo della vendita è che ormai l’azienda necessita di una proprietà industriale e non finanziaria per garantirsi ulteriori sviluppi in nel mondo globalizzato di oggi, caratterizzato da mercati sempre più difficili e competitivi. In realtà le opzioni sono tre: vendere a un gruppo industriale, vendere a una finanziaria o a una cordata di finanziarie, tornare a una quotazione in borsa. In tutti i casi vedo difficile che la proprietà possa rimanere italiana in quanto, nel nostro Paese, non vedo oggi nessuno, industria o finanziaria che sia, interessato e/o in grado di sborsare il miliardo di euro richiesti da Bonomi. Anche nel caso di quotazione in borsa non si parlerebbe più di Milano, ma di qualche borsa asiatica più vicina agli attuali Paesi emergenti, per esempio di Hong Kong. Altrettanto vero è che Ducati ha cuore e cervello saldamente piantati a Bologna, e una sua delocalizzazione le farebbe perdere prestigio e valore, un po’ come se qualcuno pensasse di trasferire le linee di montaggio della Ferrari da Maranello al sud est asiatico… però industria e finanza ragionano più in base ai conti che col cuore e, di conseguenza, sarebbe assai utile e prudente rinforzare il radicamento di Ducati sul nostro territorio. In questa ottica non posso non ricordare che a Borgo Panigale dal 2009 sono in ballo per avere le autorizzazioni per realizzare un nuovo stabilimento, più grande e razionale, nei pressi di quello attuale. Lo stabilimento nuovo doveva essere pronto nel 2013 ma, a fine 2011, le autorizzazioni concesse nel 2009 sono state revocate; adesso si parla di un nuovo accordo ma, intanto, si è perso un mare di tempo. Se si pensa che nel giro del 2011 Ducati ha deciso e inaugurato uno stabilimento in Tailandia per assemblare in loco le moto destinate ai mercati far east, onde evitare dazi molto onerosi, si capisce come questa non sia certo la strada migliore per convincere un investitore a mantenere gli stabilimenti in Italia! Evidentemente agli amministratori bolognesi la chiusura in pochi anni di Malaguti, Moto Morini, Paioli, Verlicchi e Grimeca - e ci sarebbero altri casi di chiusure e cessioni da citare - non ha insegnato nulla… E questo è l’aspetto della questione che più mi preoccupa, più che l’eventuale cessione della proprietà che è nella logica normale delle attività di tipo finanziario. Insomma, se vogliamo che Ducati rimanga italiana il problema non è tanto di chi sono i quattrini, quanto la capacità del nostro sistema paese di essere appetibile e funzionale per chi vuole mantenere e sviluppare in Italia attività industriali!


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Physibles, e mi faccio la moto in 3D

Da tempo sul web è in atto una guerra senza quartiere tra i siti di file sharing, da cui si possono scaricare musica, libri e video, e le major detentrici dei copyright. Ma, in prospettiva, si sta aprendo una nuova e davvero futuristica possibilità. Infatti, The Pirate Bay, una delle più note piattaforme di questo tipo (per altro attualmente oscurata proprio per denunce relative a violazioni del Copyright), ha introdotto una nuova categoria di file scaricabili chiamati “Physibles”.

Si tratta in pratica di informazioni in 3D degli oggetti più disparati che possono poi essere realmente “costruiti” utilizzando appositi sistemi di stampa o di modellazione tridimensionale. Per esempio, sarà possibile (almeno in teoria, per ora) scaricare i file di un modello di scarpe da ginnastica, scegliere tra una serie di opzioni per adattarle ai propri gusti e alle properie esigenze… e poi realizzarle davvero! I gestori del sito hanno dichiarato: “Una delle cose che sappiamo è che la società condividerà sempre le conoscenze. L’era digitale ha reso tutto più facile e ora è tempo di fare il passo successivo. Oltre ai consumi culturali, libri, musica, film, che nascono nel digitale, anche gli oggetti di uso comune hanno origine da progettazioni software. Così abbiamo deciso di lanciare una categoria di file che chiameremo Physibles, capaci di produrre oggetti reali con l’opportuno hardware. Nel prossimo futuro, le persone saranno in grado di produrre da sole i pezzi di ricambio per la propria automobile. Entro 20 anni, potrete fare il download delle scarpe da ginnastica. I benefici saranno enormi: non più distribuzione fisica, non più resi, niente più lavoro minorile…” Ma, dico io, se si potranno produrre pezzi di ricambio per le auto, che cosa vieta che si possano produrre anche pezzi di ricambio, parti speciali o qualsiasi altro componente di una motocicletta? Già mi vedo: mi collego a internet, cerco il file del mio modello di due ruote preferito, lo customizzo a piacere, poi me lo “stampo”, faccio il pieno e via! Fantascienza? Forse, ma l’evoluzione tecnica è così veloce che non mi sento di poter escludere una simile possibilità, se non per noi almeno per i nostri figli o nipoti. Devo dire che da “vecchio pasticcione” del box questa possibilità non mi dispiacerebbe proprio, fatto salvo che la ricerca di pezzi speciali o di ricambi per vecchie moto ha il vantaggio che ti porta a conoscere e a socializzare con un sacco di gente spesso interessante e simpatica! Ma voi, per una volta sognando e fantasticando un po’, che ne pensate di questo futuro “fai da te” liberi da ogni limite e da ogni condizionamento presente nel mondo odierno oltre che con costi in picchiata verticale? E chissà come si comporteranmno le case produttrici nel momento in cui i loro progetti viaggeranno liberamente e a disposizione di chiunque per tutto il web!


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MotoGP, si riaprono le danze

Son in corso in questi giorni i primi test con le moto che saranno protagoniste del campionato 2012, a Valencia girano le CRT con motore derivato di serie, a Sepang tutti i prototipi “ufficiali”, oltre alla CRT Suter BMW pilotata da Colin Edwards e alle BQR FTR Kawasaki, che sembrano però decisamente indietro di messa a punto. Le novità e i misteri da svelare sono tanti, in primis che cosa farà vedere nel bene e nel male la nuova Ducati di Valentino col telaio “Deltabox” in alluminio… ma questi sono i temi su cui ci aggiorna quotidianamente Marco Masetti a cui lasciamo l’onore della cronaca! Quello che personalmente mi interessa di più è capire come vanno le CRT, se saranno competitive e se rappresentano la strada corretta per garantire un futuro alle competizione della massima categoria. Per quanto mi riguarda, credo che lo spettacolo sia garantito non tanto da prestazioni assolute esasperate, quanto dai duelli che possono mettere in scena folti gruppi di piloti agguerriti a cavallo di mezzi con prestazioni non troppo dissimili tra loro. E’ una filosofia che in USA seguono da anni dove, nei loro campionati per auto di formula, sono arrivati a correre non solo con motori derivati di serie, ma addirittura con una scocca uguale per tutti. Penso quindi con favore alla formula CRT, soprattutto se saranno proibite certe sofisticazioni eccessive e sarà limitata l’importanza dell’elettronica. Per esempio, durante le gare proibirei lo scambio di dati tra moto e box, così come - sempre in gara - i collegamenti a sistemi tipo GPS in grado di modificare la risposta delle centraline di bordo a seconda della curva che si sta affrontando. Insomma, vedrei di ridare un po’ più di importanza ai piloti e un po’ meno alla telemetria! Ma a parte queste considerazioni che riguardano la necessità di contenere i costi, così da avere griglie di partenza più affollate (e gare più vivaci), rimangono un paio di problemi da risolvere.

Il primo riguarda la netta distinzione che deve rimanere tra i prototipi della MotoGP e le derivate di serie della Superbike. Il secondo è invece un problema di marketing, in quanto con la formula CRT attuale rischiano di sparire i marchi delle grandi Case costruttrici, sostituiti da quelli degli assemblatori o, addirittira, degli sponsor. Per il primo aspetto credo che vada favorita in qualche modo la creatività dei progettisti delle CRT soprattutto per quanto riguarda la ciclistica, imponendo nello stesso tempo un limite alla possibilità di elaborazione delle SBK, riportandole un po’ più vicine alle attuali Superstock.
Per la questione dei marchi andrebbe invece eliminata il più in fretta possibile la formula mista CRT/prototipi, per poter spingere verso una partecipazione diretta delle Case fornitrici dei motori. E se poi ci sarà qualche bravo assemblatore a fare da guasta feste, come accadeva in F1 ai tempi delle Lotus o delle Brabham, ben venga!

E adesso, come dice il nostro amico Meda, tutti in piedi sul divano e che la festa cominci… Pensate che finalmente ci sarà da divertirsi dopo un 2011 piuttosto deludente sotto l’aspetto sportivo e spettacolare?


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Aiutateci a migliorare!

I contenuti del nostro sito sono noti e, altrettanto, quelli del nostro mensile Dueruote.

Gli argomenti sono quelli canonici del nostro settore, anche se declinati in modo piuttosto diverso dall’usuale, con grande attenzione alle esigenze dei motociclisti. Si vedano, per esempio, le inchieste di Riccardo Matesic che pubblichiamo regolarmente, oppure i resoconti sui campionati amatoriali e, ancora, argomenti solitamente un po’ in subordine a cui diamo invece molta enfasi, tipo l’abbigliamento e gli accessori o il turismo.

La nostra attività però non si ferma qui, e coinvolge anche altri tipi di iniziative, dai corsi di guida sicura sulla pista di Vairano a mostre tipo quella che abbiamo organizzato all’ultimo Salone di Milano con i modelli “storici” della Parigi-Dakar. Ma non ci fermiamo: la nostra finalità è quella di continuare ad arricchire il nostro “sistema” di comunicazione, di community e di iniziative sul campo, cercando di raggiungere e soddisfare le esigenze del numero più vasto possibile di utenti. Ne stiamo discutendo in redazione proprio di questi tempi, approfittando di un po’ di tempo libero che ci lasciano questi mesi di inverno ancora pieno, con tutte le attività - dalle gare alle presentazioni stampa - ancora ridotte al minimo. A questo punto chiediamo anche il vostro contributo, elencando un po’ di idee su cui stiamo ragionando, per verificare se e quanto coincidono con le vostre aspettative e le vostre esigenze. Quindi, ecco qui il nostro elenco:

DUERUOTE:

- Sezione Turismo: aumento delle proposte di itinerari, stampa di nuove schede itinerari con file GPS

- Sezione Prove: prove di moto usate con analisi di prestazioni, tecnica, costi, necessità di ricondizionamento, ecc.

- Sezione Community: più inchieste su temi caldi quali assicurazioni, sicurezza, ecc.

SITO

- Rafforzamento dell’area video

- Più commenti e analisi nel canale Sport

- Più prove di prodotto

- Più spazio alla Community (Forum, ecc.)

- Iniziative di E-Commerce relative ad abbigliamento, accessori, servizi

- Rafforzamento dell’area Info Point con indicazioni su assicurazioni, burocrazia, costi, problematiche varie tipiche dei motociclisti

ALTRE INIZIATIVE

- Proposte di viaggi e itinerari in gruppo

- Più offerta di corsi di guida su pista e su strada

- Incontri o altre iniziative simili anche sfruttando il neonato Moto Club Pista di Vairano.

Naturalmente queste sono solo nostre indicazioni: se ci fate sapere le vostre preferenze, esigenze, simpatie, ecc ci renderete più facile offrirvi prodotti e servizi sempre più efficaci e, naturalmente, se avete anche altre idee sono sempre le benvenute!


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Dueruote e la sicurezza

Diminuire la pericolosità di moto e scooter (soprattutto di questi ultimi nel traffico cittadino) è un imperativo imprescindibile, soprattutto se si pensa con un minimo di prospettiva al futuro delle nostre amate due ruote. Gli elementi che interagiscono per salvaguardare l’incolumità degli utenti sono innumerevoli: adozione di sistemi di sicurezza attiva (per esempio avantreni a doppia ruota o sistemi ABS per i freni), passiva (cellule di sicurezza tipo BMW C1, casco e protezioni in genere), eliminazione di elementi di pericolo e ostacoli (p.e. strisce pedonali sdrucciolevoli e guard rail a “ghigliottina”), prevenzione e repressione dei comportamenti imprudenti alla guida. Sono tutte cose note su cui informiamo e insistiamo spesso, ma dove non abbiamo la possibilità di un intervento diretto. Diverso è invece si parla di educazione e preparazione degli utenti: in questo campo da anni realizziamo corsi di guida sicura e, dal 2011, sulla nostra pista di Vairano abbiamo fondato insieme a FMI e BMW - e con la collaborazione di Peugeot e Metzeler - la Scuola Federale ASC, che organizza iniziative di questo tipo dedicate a moto e scooter.

Lo scorso anno ne abbiamo realizzati oltre 500, un successo importante che, però, è andato in buona parte a vantaggio delle moto, mentre i corsi con gli scooter hanno fatto più fatica a sfondare. Per il 2012 queste iniziative verranno ulteriormente rafforzate, è entrato un nuovo partner importante (Bosch, interessato soprattutto per quanto riguarda l’adozione e l’utilizzo dei sistemi ABS), metteremo a punto la tipologia dei corsi (ne parleremo presto), cercheremo nuove strade e nuovi sistemi di comunicazione soprattutto per (ri)lanciare le iniziative dedicate agli ascooter, sia per i più giovani al debutto sulle due ruote, sia per gli automobilisti che, per motivi di comodità e di velocità di spostamento nelle città, scelgono questo mezzo di trasporto. A disposizione metteremo la nostra pista con tutte le relative infrastrutture, quasi quaranta istruttori tutti di grande esperienza e tutti certificati FMI, un parco moto e scooter di tutte le tipologie necessarie (anche se ad alcuni corsi, a scelta, si può partecipare col proprio mezzo). Tornando agli scooter, sono convinto che corsi tipo quelli che proponiamo noi possano dare un contributo essenziale alla sicurezza, insegnando a giovani e meno giovani le basi per una guida corretta oltre che per riconoscere, evitare e - nel caso - gestire le situazioni di pericolo. Cercheremo di mantenere costi abbordabili per tutti e anche di creare, attorno alla nostra scuola, una community attiva da utilizzare in modo allargato, per esempio attraverso incontri di approfondimento, gite insieme per applicare “su strada” gli insegnamenti acquisiti in pista, turismo o altre iniziative. Il centro di questa community sarà il Moto Club pista di Vairano, a cui tutti i partecipanti vengono iscritti gratuitamente (se non sono già appartenenti ad altri MC affiliati FMI) per motivi assicurativi.

Questo è quello su cui stiamo lavorando per la prossima primavera. Se avete opinioni, consigli, esperienze di corsi da riferire o proposte, ben vengano: ne faremo tesoro!


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Opzioni anti-crisi

Se il mercato del nuovo nel 2011 ci ha dato solo dispiaceri, a parziale consolazione va rilevato che quello dell’usato invece ha continuato a crescere (+1,6% nel corso dell’anno), con un volume dei passaggi di proprietà ormai doppio rispetto alle prime immatricolazioni. Tradotto in numeri, questo significa che lo scorso anno sono passati di mano quasi 700.000 pezzi tra moto, scooter e 50cc, ”pescati” da un circolante che supera ormai ampiamente i 10 milioni di due ruote delle diverse tipologie,  di cui circa 6 milioni di mezzi targati e più o meno 4 di ciclomotori.
Un mercato così grande e vivace può certamente rappresentare una risorsa per chi, nonostante i portafogli sottilissimi dei nostri giorni,  non vuole rinunciare alla moto e continua sognare  viaggi bellissimi, nei dintorni di casa o in cerca di avventure in terre lontane. Faccio riferimento ai viaggi in quanto il turismo rappresenta certamente una delle modalità più affascinanti e “intelligenti” di sfruttare moto e scooter come, per altro, confermato dalle classifiche di vendita che vedono stabilmente sul podio le enduro on-off. Certo, potersi permettere una pluricilindrica da 1000cc e oltre, nuova di trinca e dotata di tutti gli accessori, sarebbe l’ideale ma richiede investimenti, per molti del tutto proibitivi, dai 15.000 euro minimi a salire. Torniamo allora al nostro mercato dell’usato, e verifichiamo se invece esiste la possibilità di realizzare gli stesso sogni ma rimanendo all’interno di budget accettabili. Secondo la mia opinione la risposta è certamente positiva perchè, indagando un po’, non è difficile trovare modelli vecchi di qualche anno ma tecnicamente ancora attuali, con pochi km all’attivo e quindi in grado di consentire senza problemi  lunghissime percorrenze ai loro nuovi proprietari. Volete fare un esperimento? Provate a vedere tra le varie endurone on off monocilindriche (moto tra le le meno assetate in assoluto, oltre che le più economiche all’acquisto e in termini di manutenzione) che cosa si trova indagando sui modelli in vendita nel primo decennio di questo secolo. Ne risulta che, con investimenti compresi tra i 1.000 e i 3.000 euro, si possono recuperare modelli ancora validi e in ottime condizioni, con precorrenze totali davvero ridotte, dell’ordine dei 20.000 km o meno. Mi riferisco, e solo come esempio per citare le più diffuse, alle Yamaha 660, alla famiglia F di BMW,  alle Aprilia Pegaso, alle Honda Dominator o alle Suzuki Freewind. Insomma, spendendo poche migliaia di euro vi si apriranno di fronte orizzonti senza limiti… e non è detto che non vi mettiate dietro qualche prestigiosa pluricilindrica, imbottita di cv ma appesantita da un centinaio di kg di peso in più!

Che ne pensate di questa ipotesi “anti crisi”? Chi già l’ha adottata può raccontarci la sua esperienza? Nell’attesa, a tutti  auguri di buoni acquisti e di buon viaggio.


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Segnali di segno opposto

Appena rientrato in redazione dopo la pausa di fine anno, mi sforzo di vedere e di interpretare i primi segnali (contraddittori) che propone questo 2012 da poco iniziato. Tanto per toglierci subito il dente, iniziamo da uno negativo. Riguarda lo sport ed è la notizia che -  per ora  -  perso Petronas la Yamaha MotoGP è priva di main sponsor.

Brutta storia: senza il contributo decisivo della pubblicità c’è il rischio di altre rinunce da parte dei big, dopo quelle già avvenute di Kawasaki prima e di Suzuki poi alla fine della passata stagione. Considerato che le squadre ufficiali sono solo quelle di Honda, Yamaha e Ducati - e che quest’ultima ha le sue belle gatte da pelare per tornare vincente insieme a Valentino Rossi - la griglia di partenza della MotoGP non è in grado di reggere altre defezioni, soprattutto in questo difficile passaggio verso le CRT.  Sono convinto che una soluzione si troverà, ma questo episodio dimostra che siamo davvero al limite di rottura, e che la stagione di gare 2012 dovrà essere una stagione di svolta sotto tutti i punti di vista (regolamenti, accordi con la Superbike per evitare sovrapposizioni e di rubarsi a vicenda le poche risorse disponibili, ecc.) se vogliamo garantire un futuro a questo sport.
Tra le buone notizie metto invece il successo di presenza dei più prestigiosi customizer internazionali al Motor Bike Expo di Verona che si terrà nel week end del prossimo 20-22 gennaio. Vedremo come risponderà il pubblico, ma questo resta il segno di una passione immutata e che può trovare sfogo nel mondo delle trasformazioni, visto l’inevitabile declino delle hypersport stradali e affiancando il turismo, attualmente l’ ambito di maggior successo per le due ruote.
Altra buona notizia è che il mercato dell’usato continua a tirare, al punto che i passaggi di proprietà hanno ormai stabilmente superato come numero quello delle prime immatricolazioni. E’ un altro segnale di una voglia di due ruote che, nonostante la crisi, continua a covare intatta sotto la cenere… Infine c’è da segnalare che stanno per arrivare nelle concessionarie alcuni modelli innovativi e di grande appeal che potranno aiutare a tonificare un po’ le vendite del nuovo. Mi riferisco, per esempio, alla famiglia dei bicilindrici Honda 700 con cambio automatico a doppia frizione, ad alcune fun bike come le KTM Duke 125 e 690 o alla nuova Husvarna Nuda 900, al rinnovato Yamaha TMax 530 e ai debuttanti BMW in campo scooter. Certo, perchè il nuovo ricominci a “tirare” serve che migliorino le condizioni economiche generali del nostro Paese ma, anche, serve il ritorno di un po’ di fiducia nel futuro e di un po’ di ragionevole e motivato ottimismo.

Non dispero e resto alla finestra a osservare con interesse e attenzione quello che accade. Insomma, la mia analisi dei “segni” continua: segnalatemi - se volete -  anche quelli che vedete (o intravvedete, o sperate… fate voi!) dai vostri personali punti di osservazione, belli o brutti che siano. Se finalmente un po’ di fortuna ci assisterà, vedremo chi sarà il primo ad avvistare la “terra”… 

 


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Auguri!

Questo è il mio ultimo blog dell’anno 2011 che si avvia velocemente alla sua naturale conclusione. Che dire? Certo è che, se devo tirare le somme, sono di gran lunga più numerosi fatti, avvenimenti e situazioni negativi rispetto a quelli che posso ricordare con un sorriso. Anzi, a essere proprio sincero mi sembra che il 2011 si piazzi benissimo nella top five degli anni peggiori di cui ho memoria, e anche solo circoscrivendo l’analisi al nostro mondo! Quindi è forse meglio passarlo nel dimenticatoio e guardare in avanti, cercando di compensare con l’ottimismo del cuore il pessimismo della ragione che, di questi tempi, domina sovrano. Tutto sommato mi accontenterei di poter passare qualche mese a lavorare serenamente ai progetti vecchi e nuovi di cui mi occupo, senza l’incubo continuo del default dei debiti sovrani, dello spread, del crollo dell’Euro, delle crisi di liquidità delle banche e chi più ne ha più ne metta. A disturbarmi, in particolare, è che questa crisi finanziaria non ha sempre protagonisti o colpevoli riconoscibili ma, in molti casi, quello che accade viene fatto risalire a entità senza volto che rispondono al nome di mercati, speculatori, finanziarie… In definitiva la sensazione è di essere in balia di meccanismi in gran parte sconosciuti (almeno al sottoscritto, ma credo di essere in buona compagnia!) che ci si sente impotenti a controllare e a contrastare, e tutto questo crea una grande sensazione di insicurezza. Ma so anche che, come recitava il titolo di un vecchio film, “La vita non è un fiume tranquillo”, nel senso che è sbagliato pensare che, preso un certo andazzo, le cose poi proseguiranno in eterno su quella strada.

Questo vale per i momenti positivi ma, fortunatamente, anche per quelli negativi, e allora non rinuncio a sperare che il 2012 riuscirà a portarci qualche bella sorpresa che ci aiuti ad uscire dall’attuale situazione. Ed è con questa speranza che saluto i navigatori del nostro sito e i visitatori di questo blog augurando a tutti, a nome mio e della redazione, di trascorrere un Natale sereno e di poter iniziare nel modo migliore l’anno nuovo in arrivo.

Un lampeggio!


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Sport, tecnologia e spettacolo

Infuria la polemica sulle CRT, i modelli con motore “derivato di serie” che, con la motivazione del contenimento dei costi, in MotoGP si cerca di sostituire ai tradizionali prototipi. Per sbrogliare la matassa, però, a questo punto bisognerebbe capire che cosa sono e che cosa rappresentano oggi le gare di moto della massima categoria. Partiamo dal passato: sino ad alcuni decenni orsono queste competizioni erano il banco di prova dove le Case testavano le loro tecnologie di punta, tecnologie che venivano poi trasferite alla produzione di serie. Insomma, in termini di marketing il discorso era: se una Casa vince nel motomondiale, sicuramente sarà in grado di produrre modelli per il pubblico migliori di quelli della concorrenza. Per intenderci, se Honda non avesse fatto correre negli anni ‘60 gioielli come la sua mitica 125 4 tempi a 5 cilindri, probabilmente non sarebbe riuscita a mettere in produzione la CB 750, non avremmo quindi motori a quattro cilindri di serie e lo stesso discorso potrebbe valere per freni a disco, nuovi sistemi di sospensione, ecc.

Ma oggi questo trasferimento di tecnologie si è arrestato o, quantomeno, è meno evidente. In alcuni casi poi il traferimento è addirittura inverso, perchè sono certe soluzioni della produzione di serie che vengono accolte dal mondo delle competizioni. Tanto per fare alcuni esempi, se i controlli elettronici di trazione arrivano certamente dalle gare, sistemi come l’ABS stanno seguendo il percorso inverso, e lo stesso penso che avverrà per i cambi automatico/sequenziali. In conclusione, che una Casa vinca in MotoGP oggi non significa più automaticamente che produca di serie motociclette migliori…. In compenso, col passare degli anni è cresciuto in modo esponenziale l’aspetto spettacolare di queste gare, tanto che la MotoGP è diventata un punto fermo e importante dei palinsesti TV.

In più, a causa di questa evolzione il fulcro dell’interesse non sono più le Case produttrici come era una volta ma i piloti, che si sono trasformati in personaggi mediatici.

E catalizzatore di questa evoluzione è stato certamente Valentino Rossi, che ha avvicinato al nostro sport target nuovi e un tempo del tutto disinteressati alle due ruote. Ma l’impatto sul pubblico più vasto di questi personaggi è ormai tale da creare vere mobilitazioni collettive, tipo quelle a cui abbiamo recentemente assistito con la morte di Marco Simoncelli. A questo punto, se lo spettacolo è ormai preponderante sulla tecnica, non è più tanto importante che le moto rappresentino l’estrema punta dell’evoluzione tecnologica, quanto che, con costi sopportabili, mettano in grado un numero di piloti il più alto possibile di battersi ad armi pari. In realtà questa strada è già seguita in USA da anni, dove le formula Indy corrono con motori derivati di serie, ci sono limiti all’utilizzo dell’elettronica e dei materiali speciali, addirittura le scocche sono uguali per tutti!

Quindi, visti anche i tempi grami sotto l’aspetto economico, ben vengano le CRT, purchè ci siano regolamenti chiari e vengano eliminati campionati misti con prototipi e derivate di serie insieme, a scapito di queste ultime che così non sono competitive, e non sono quindi attrattive per i team (e, soprattutto, per gli sponsor) nonostante richiedano, almeno in teoria, investimenti più ridotti. In sintesi, troverei del tutto accettabile una MotoGP che utilizzi motori derivati di serie lasciando libero tutto il resto. Abolirei anche alcuni eccessi dell’elettronica (per esempio lo scambio di dati moto-box-moto - gps - ecc durante le gare) ed alcuni materiali speciali (carbonio o certi composti ceramici) che fanno salire i costi alle stelle.

E poi che vinca il migliore… vi divertireste anche voi o ritenete invece assolutamente indispensabile che si debba rimanere sulla formula dei prototipi “puri”?


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